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Volantino
diffuso a Livorno il 16 dicembre 2006 alla
manifestazione cittadina contro il rigassificatore.
NESSUNA DECISIONE
SOPRA LA TESTA DELLA CITTADINANZA
Il Comitato contro
il rigassificatore ha richiamato più volte
l’attenzione della cittadinanza sui pericoli che
correrebbe l’ambiente e la stessa popolazione nel
caso di installazione dell’impianto off-shore.
L’Amministrazione
locale, direttamente coinvolta nella vicenda, ha
fatto poco o nulla per chiarire, spiegare, dissipare
le paure.
Non si tratta essere
contro il progresso. Si tratta di non voler essere
le possibili vittime di scelte dettate da tornaconto
di pochi nel disprezzo della salute e
dell’incolumità di molti.
Nell’appoggiare la
mobilitazione di oggi, crediamo che la popolazione
debba rivendicare:
1-
L’accesso
più libero alle informazioni, ai documenti, agli
studi sugli effetti del rigassificatore, sui rischi
reali, sui motivi che hanno portato alla scelta del
terminal a Livorno.
2- La successiva
consultazione attraverso referendum dal cui esito
dovrà dipendere la prosecuzione o meno dei lavori
per il rigassificatore.
Circolo Operaio
Comunista
L’Internazionale
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PENSIONI:
UNA VICENDA VERGOGNOSA
Tutta la vicenda
della contrattazione su scalone e pensioni è stata
segnata da un’arroganza governativa spregiudicata:
dopo mesi di martellamento pre-elettorale sulle
famiglie che non arrivano alla fine del mese, sulla
redistribuzione delle quote di ricchezza sociale
prodotta, sull’abolizione dell’iniquo scalone, alla
prova dei fatti il discorso è stato semplice. Se
volete l’abolizione dello scalone, ve lo pagate.
E in realtà i
vantaggi per alcuni lavoratori – pochi, solo quelli
più vicini alla pensione - si trasformano negli
svantaggi per tutti gli altri. Dal 2013 si potrà
andare in pensione solo con 61 anni di età e 36 di
contributi, oppure con 62 anni e 35 di contributi.
Lo “sconto” di tre anni concesso ai lavoratori
“usurati” è destinato a soli 5.000 lavoratori l’anno.
Con la Maroni, si arrivava a 62 anni nel 2014, ma
solo salvo verifica dei conti. Non è ancora chiaro
in questo contesto che fine farà l’età
pensionabile per le donne, ma sembra ampiamente
aperta la strada per un aumento.
Anche la copertura
finanziaria dell’intera operazione è a carico nostro.
I soldi infatti verranno presi per la quota maggiore
dalla cosiddetta razionalizzazione degli Enti
previdenziali: che cosa vorrà mai dire se non
ristrutturazione e quindi perdita certa di posti di
lavoro? Comunque, qualora i risparmi previsti non
vengano realizzati, c’è già pronto un aumento dei
contributi dello 0,09%. Poi c’è l’aumento dei
contributi ai parasubordinati e la sospensione per
un anno dell’indicizzazione delle pensioni superiori
a 8 volte il minimo. Senza contare che c’è già
stato un aumento dei contributi dello 0,3%.
E fino a qui ci siamo
pagati l’abolizione dello scalone. Ma c’è di più,
perché è stata istituita una vera e propria scala
mobile a rovescio sulle pensioni, con una
revisione triennale dei coefficienti di rendimento
delle pensioni, sulla base di parametri che non
hanno niente a che vedere con lo stato di salute
delle casse di Previdenza, ma dipenderanno da
criteri che dovrà stabilire una apposita
commissione, non più contrattabili e con un
meccanismo automatico di applicazione. Tutto questo
mentre con i contributi dei lavoratori si
continua a finanziare l’assistenza e i fondi in
passivo, come quelli dei lavoratori autonomi.
Nonostante ciò, l’INPS continua a essere in attivo,
e lo sarà di sicuro per almeno altri 30 anni.
A tutto questo va
aggiunta la decontribuzione sui premi di
produzione e sullo straordinario, che oltre a
creare ovvi problemi alle casse di Previdenza, apre
la porta a un ulteriore smantellamento del contratto
nazionale e a livelli più intensi di sfruttamento.
Di abolizione della legge 30 non si parla, ma
del resto nemmeno di superamento, e nemmeno di
parziale modifica, perché l’unica cosa che sembra
verrà eliminata è il lavoro a chiamata, del resto
quasi mai usato. Nemmeno lo staff leasing hanno
mollato, nonostante sia poco usato anche quello. Si
era parlato di abolizione della reiterazione dei
contratti a tempo determinato, ma in definitiva
nemmeno quello si è ottenuto.
Per chiunque abbia
fatto almeno una volta contrattazione, questo è
chiaramente un accordo in perdita, perché davvero
non abbiamo ottenuto niente. E non poteva essere
diversamente, perché se avessimo voluto ottenere
qualcosa, a questo punto avrebbero dovuto esserci i
lavoratori in piazza a difendere le loro pensioni e
le loro condizioni di lavoro.
Finchè non trovano
ostacoli, questi vanno avanti, non c’è speranza che
si fermino. Continuano a riproporre il confronto
con l’età pensionabile all’estero, che tra l’altro
solo in teoria è più alta, di fatto è più o meno la
stessa, ma non fanno mai confronti con i salari
europei, che sono quasi il doppio dei nostri, e con
le forme di tutela sociale, che sono semplicemente
incomparabili.
Resta il
referendum tra i lavoratori. Ma sia chiara una
cosa, non deve essere un referendum farsa. Se
i criteri saranno gli stessi del ’95, se il
referendum coinvolge i pensionati oltre ai
lavoratori attivi, l’esito è scontato: è un’ennesima
riforma che non riguarda i lavoratori già
pensionati, nella quale non hanno niente da perdere,
e quindi devono essere consultati solo i
lavoratori attivi.
Circolo Operaio
Comunista
L’Internazionale
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L’OFFENSIVA
CLERICALE E LA DERIVA CONSERVATRICE RIMETTONO IN
DISCUSSIONE IL DIRITTO DELLE DONNE A INTERROMPERE
UNA GRAVIDANZA INDESIDERATA.
Le manovre in corso ancora non si propongono di
attaccare la 194, ma tastano il terreno.
E lo fanno a tutto campo, mettendo sul tavolo più
“morali”, come se il problema non riguardasse
strettamente il vissuto concreto e reale delle
donne, ma si collocasse in una dimensione astratta,
buona per fare dissertazioni accademiche o per
imbastirci sopra campagne elettorali; le donne
dovrebbero mettere a disposizione di queste
“morali” il proprio corpo, la propria salute, la
propria vita.
Solo le donne possono procreare, e di questa loro
immensa prerogativa la società nel suo insieme ha
sempre tentato di appropriarsi, rendendo l’aborto un
terreno di scontro storico in tutti i sensi, sia
che lo si volesse impedire, sia che lo si volesse
imporre. Da sempre e in tutte le società
sull’aborto si esercita un controllo sociale che è
un controllo sulle donne, nella nostra impugnato
dalle gerarchie ecclesiastiche a tutti i livelli,
dal parroco al papa.
Nessuna donna sceglierà mai di abortire a cuor
leggero, e di sicuro non ha bisogno di chi la renda
edotta sul rispetto della vita, sul valore della
vita, sul diritto alla vita, sul momento esatto in
cui comincia la vita, perché lo sente davvero dentro
di sé.
Meno che mai ha bisogno di sentirsi dare lezioni da
chi difende una società divisa in classi in ogni
parte del mondo, una società di sfruttati e di
sfruttatori dove il diritto alla vita dipende molto
spesso da dove si nasce;
dove milioni di bambini già nati hanno diritto solo
alla morte per malattie banali come la dissenteria,
o per semplici infezioni non curate per mancanza di
medicinali; dove queste realtà non sono solo una
prerogativa africana, ma anche di paesi occidentali
dove manca l’assistenza sanitaria e i diritti più
elementari non sono garantiti. Sulla bocca di
questa gente, qualsiasi disquisizione teorica sul
diritto alla vita di poche cellule indifferenziate
manca totalmente di consistenza: o è moralismo
ipocrita piccolo borghese, o è aperto servilismo del
potere vaticano.
Diritto alla vita lo hanno sicuramente le donne,
che fino al 1978 abortivano violando la legge, in
una situazione di rischio estremo, in condizioni
igieniche disastrose, rischiando oltre al carcere
anche la vita e con danni psicologici enormi. Sulla
loro pelle si arricchivano ginecologi senza
scrupoli, molti dei quali hanno in seguito
esercitato il diritto all’obiezione di coscienza,
che la Legge 194 consente. Per questo siamo per
la moratoria contro l’obiezione di coscienza del
personale sanitario negli ospedali pubblici.
BASTA CHIACCHIERE SULL’ABORTO: A DECIDERE DEVONO
ESSERE LE DONNE!
Ci sono voluti anni per ottenere questo diritto, lo
abbiamo difeso nel 1981 contro il referendum che
voleva abrogarlo. Non ci rinunceremo.
Circoli
operai comunisti
L’Internazionale
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