Internazionale
Gran Bretagna:

un’ondata di scioperi per i salari

Dall’inizio dell’estate, la Gran Bretagna è investita da un’ondata di scioperi come non se ne vedeva da anni. Va detto che l’inflazione sta erodendo il reddito in termini reali delle classi lavoratrici. Ufficialmente superiore al 9% annuo, in realtà è più vicina all’11% e secondo la Banca d’Inghilterra dovrebbe raggiungere il 13% annuo in ottobre.

I prezzi dei beni di prima necessità stanno esplodendo, come il latte (+26%), il burro (+21%), la farina (+19%) e la pasta (+16%). Per quanto riguarda i prezzi dell’energia, praticamente liberi, sono aumentati del 54% e aumenteranno ancora. I lavoratori britannici assistono così al calo del loro tenore di vita. Ma mentre i salari non tengono il passo, i capitalisti fanno profitti a pioggia.

Ad esempio, la società DP World ha appena annunciato un aumento dei profitti di oltre il 50%, raggiungendo 721 milioni di dollari in un semestre, ovvero lo stesso ammontare di euro. Eppure lo scorso marzo, P&O Ferries, una filiale di DP World, ha licenziato 786 dipendenti senza preavviso, "spiegando" che era in gioco la redditività dell’azienda e sostituendo i lavoratori licenziati con altri provenienti da Paesi poveri, pagati da due a tre volte meno.

Lo sciopero più importante e più seguito è stato prima quello dei ferrovieri. Quando il sindacato di maggioranza RMT li ha consultati, come è tenuto a fare per legge, il 71% dei suoi 40.000 iscritti ha partecipato al voto e l’89% dei votanti si è espresso a favore dello sciopero, durante il quale il traffico è rimasto paralizzato e la maggior parte delle stazioni è rimasta chiusa. In molti altri settori, i lavoratori hanno votato per lo sciopero o sono in procinto di farlo: lavoratori delle poste, lavoratori della metropolitana di Londra, tecnici delle telecomunicazioni, insegnanti, operatori sanitari e altri. In un magazzino Amazon di Tilbury, nell’Essex, i lavoratori hanno scioperato il 4 agosto dopo che la direzione aveva concesso loro un aumento di stipendio di soli 35 pence all’ora (l’equivalente di 70 euro al mese): chiedono 2 sterline in più all’ora, ovvero 400 euro al mese.

Domenica 21 agosto, circa 2.000 portuali del porto di Felixstowe, nel Suffolk, da cui passa il 40% del traffico container del Paese, hanno cominciato uno sciopero di otto giorni, il primo sciopero da trent’anni a questa parte: i portuali non si accontentano del 7% di aumento proposto dalla direzione, ben al di sotto dell’inflazione. La società che gestisce il porto ha realizzato utili per 240 milioni di sterline nel 2020 e nel 2021 ed è evidente che potrebbe pagare. Nelle Poste, il 72% dei lavoratori ha partecipato alla consultazione organizzata dal proprio sindacato e il 99% di coloro che hanno votato si sono espressi a favore dello sciopero a partire dalla fine agosto. A Edimburgo, gli addetti alla raccolta dei rifiuti hanno già scioperato più di una settimana. Anche i lavoratori del servizio sanitario nazionale, degli enti locali e dell’istruzione stanno votando per lo sciopero di settembre. Anche gli avvocati penalisti di Inghilterra e Galles hanno votato per uno sciopero a tempo indeterminato a partire dal 5 settembre...

Le direzioni sindacali stanno conducendo questi scioperi al loro modo burocratico, limitandosi a giornate distanziate e in ordine sparso. Ad esempio, l’RMT, che ha un’immagine di sindacato combattivo, ha invitato i lavoratori delle ferrovie a scioperare il 21, 23, 25 giugno, 27 luglio, 18 e 20 agosto. Il sindacato ASLEF, che organizza i macchinisti, alcuni dei quali appartengono all’RMT, ha invitato i suoi membri a scioperare il 30 luglio e il 13 agosto. Infine, l’RMT ha invitato i lavoratori della metropolitana a scioperare il 19 agosto. Altre giornate di sciopero sono state organizzate su alcune linee regionali. In altre parole, mentre le richieste salariali sono condivise da tutti gli scioperanti, o anche da tutti i lavoratori, ogni azione rimane categoriale, persino corporativa. Così la dinamica degli scioperi rimane contenuta e la forza collettiva del mondo del lavoro è sgretolata dalla dispersione e dall’assenza di un piano di lotta complessivo.

Nondimeno questi scioperi pongono un problema al governo, mentre il 7 luglio il Primo Ministro Boris Johnson ha dovuto annunciare le sue dimissioni, che avranno effetto il 5 settembre. Nel frattempo gli aderenti del Partito Conservatore dovranno scegliere un suo successore. I due contendenti, l’ex ministro delle Finanze Rishi Sunak e la segretaria agli Esteri Liz Truss, fanno promesse reazionarie, anche contro i sindacati e gli scioperi. Il governo ha la possibilità di opporsi all’ondata di scioperi grazie alla legislazione restrittiva ereditata dall’era Thatcher e mantenuta dai laburisti: i sindacati devono consultare i propri iscritti con un voto segreto e gli scioperi di solidarietà sono illegali. Dal 2016, uno sciopero è illegale anche se la maggioranza dei votanti è favorevole allo sciopero quando l’affluenza al voto è inferiore al 50%,. I sindacati devono dare un preavviso di almeno due settimane. La legge consente ora ai padroni di assumere lavoratori interinali per fare fronte ad uno sciopero e il governo vorrebbe imporre un servizio minimo nelle ferrovie e i servizi pubblici. Ma nulla di tutto ciò sembra impressionare gli scioperanti.

Il partito laburista è sostenuto dai buoni sondaggi e dal discredito del governo di Boris Johnson, ma non vuole essere visto come favorevole allo sciopero. Il suo leader Keir Starmer, succeduto a Jeremy Corbyn, ha vietato ai parlamentari di mostrare solidarietà agli scioperanti; un parlamentare che ha voluto partecipare ad un picchetto è stato espulso dal governo-ombra laburista al quale partecipava. Il Labour vuole così dimostrare la sua responsabilità nei confronti della borghesia, e i lavoratori sbaglierebbero a fidarsi di un suo ritorno al potere per ottenere un miglioramento della busta paga. A quel che si vede, che molti lo capiscono e contano innanzitutto sulle loro lotte.

M B


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