Internazionale
Russia-Ucraina:

una guerra che "sembra debba durare"

Erano passati sei mesi da quando Putin aveva inviato il suo esercito a invadere l’Ucraina. È "una guerra in corso e che sembra destinata a durare", dichiarava il 22 agosto l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea (UE), Josep Borell.

Si sbaglia chi pensa che l’UE stia cercando di promuovere la pace nell’est del continente: Borell ha aggiunto che l’UE vuole istituire una "missione di addestramento e assistenza" per l’esercito ucraino nelle basi militari dei Paesi vicini.

Questo è un esempio di come i paesi dell’UE e gli Stati Uniti, che da anni armano il governo ucraino, stanno intervenendo nel conflitto. Sei mesi dopo l’inizio dell’"operazione militare speciale" lanciata il 24 febbraio da Putin per "denazificare l’Ucraina", lo scontro va ben oltre i confini russo-ucraini. Contrappone infatti il blocco militare delle potenze imperialiste occidentali, cioè la NATO creata dagli Stati Uniti nel 1949, alla Russia di cui l’Occidente vuole ancora ridurre la zona di influenza.

Le popolazioni russe e ucraine: carne da cannone

Come accade spesso nell’ambito di quella che considerano una guerra di logoramento, queste grandi potenze trovano più vantaggioso che altri difendano i loro interessi. Nella fattispecie, si servono della popolazione ucraina, destinata a fare da carne da cannone, vittima dei bombardamenti e delle devastazioni della guerra per questioni che in fin dei conti non la riguardano.

Ma non bisogna dimenticare un’altra vittima di questa guerra, la popolazione russa. Questa infatti, sta pagando un enorme prezzo sociale, politico e umano per essere stata trascinata senza volerlo dal capo del Cremlino in un conflitto fratricida con una popolazione ucraina a cui è unita da secoli di storia comune.

Putin e il suo omologo ucraino Zelensky sono presentati dai media e dai governi occidentali come difensori di valori morali opposti. Certamente Zelensky non ha bisogno di fare forzature quando descrive Putin come uno che calpesta senza pietà le libertà in Russia e in Ucraina. Ma si guarda bene dal ricordare che anche lui, come Putin, ha colto l’occasione della guerra per mettere la museruola a tutte le forme di opposizione, per abolire - cosa che non aveva fatto in tempo di pace - la legislazione sociale e per sottoporre i lavoratori a una legge marziale di fatto. Zelensky, che ama sfilare davanti a microfoni e telecamere, mantiene un modesto ma spiegabile silenzio sugli squali del business russo, presi di mira dalle sanzioni occidentali in quanto complici di Putin. In realtà, Zelensky non dice nulla sugli oligarchi di Putin, per non dover parlare dei loro legami con i suoi propri oligarchi: quelli che lo hanno fatto eleggere, quelli che da trent’anni dettano legge in Ucraina, quelli che stanno saccheggiando l’economia del Paese e finanziano milizie a loro spese, spesso di estrema destra. E poi, in molti, sono andati a rifugiarsi nelle loro sontuose proprietà in Occidente, dimenticando la "difesa della patria". O meglio, lasciandone la cura ai più poveri, a rischio della loro pelle.

Gli oligarchi risparmiati

Su questo terreno, da parte russa o ucraina, i politici e gli stati maggiori sono sulla stessa lunghezza d’onda. I bombardamenti sulle città ucraine, come quelli dell’esercito di Zelensky sul Donbass separatista e sulle regioni conquistate dalla Russia, hanno colpito le zone residenziali popolari e le fabbriche, ma mai la classe dirigente. Mentre Putin bombardava la capitale ucraina, il Cremlino sottolineava che stava risparmiando la Rada (il Parlamento) e la sede del potere. In un reciproco gesto di rispetto dovuto ai governanti e ai ricchi, le forze di Kiev, che si vantano di aver distrutto il quartier generale navale e altri obiettivi militari russi in Crimea, sembrano ignorare un obiettivo simbolico molto visibile: l’enorme palazzo che Putin ha costruito per sé sul Mar Nero.

Diverso è il discorso quando i militari russi e ucraini installano le loro batterie in una scuola, o un posto di comando in un ospedale, in ostelli per giovani lavoratori - due dei quali sono stati fatti esplodere a Charkiv il 22 agosto - o nella più grande centrale nucleare d’Europa, a Zaporizhia, anche se ciò significa rischiare un disastro peggiore di Chernobyl. Entrambe le parti usano la popolazione come scudo e, quando un missile colpisce, riciclano i morti e i feriti nella loro propaganda, allargando così l’abisso di sangue e di nazionalismo tra le popolazioni e i lavoratori di entrambi i popoli.

Questa guerra fornisce alle cricche al potere a Mosca e a Kiev un terreno fertile per irreggimentare i loro popoli. Negli Stati occidentali viene utilizzata come strumento di propaganda per uno scopo simile. Con l’aggravarsi della crisi dell’economia capitalista, questi Stati si preparano a conflitti ad alta intensità. I dirigenti e i vertici delle forze armate lo dicono sempre più forte e intendono approfittarne per abituare le classi popolari a marciare al passo.

Nel frattempo, come si è già verificato nei commenti durante questi primi mesi di guerra, la propaganda dei governi e dei media non esita a dare a questo conflitto tutta la colpa per l’aumento dei prezzi dell’energia, dei cereali, ecc. Questo "argomento" viene ribadito con forza, in barba alla verità. In effetti, questi aumenti sono iniziati molto prima dell’invasione dell’Ucraina e questo semplice richiamo ai fatti mostra chi sono i veri colpevoli. I vari capitalisti che nei paesi occidentali hanno fatto e fanno lievitare i prezzi sono profittatori di guerra e lo sono stati anche prima del suo scoppio.

P L


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