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Periodico comunista

La posta in gioco

Nelle prime settimane della guerra russo-ucraina, i portavoce del governo e un buon numero di economisti ed opinionisti, ripetevano che l’interscambio economico tra Russia e Italia era talmente irrilevante che le conseguenze dell’interruzione delle importazioni e delle esportazioni non avrebbe avuto conseguenze importanti per l’economia italiana. Sulla questione del gas, si diceva che si sarebbe trovato rapidamente una quantità di fornitori alternativi.

Oggi la situazione è questa: le importazioni del gas russo sono crollate dal 40% del totale al 23,6%. Ma tutto fa pensare che dalla Russia non arriverà più nemmeno questo. Una quantità di aziende che facevano affari con la Russia sono entrate in crisi e tutto il sistema produttivo risente pesantemente della scarsità di gas, che significa anche scarsità di energia elettrica. Alcuni razionamenti sono già stati annunciati, così come la regolazione della temperatura dei riscaldamenti.

Per la verità la rincorsa in alto dei prezzi dell’energia era già cominciata nel 2021, ma, indubbiamente, la guerra ha ulteriormente rafforzato la speculazione. Le fonti ufficiali parlano di rincari che hanno raggiunto il 500%.

Si tratta, ci dicono, di fare qualche sacrificio per difendere la democrazia dall’aggressione di uno stato autocratico, si tratta niente popò di meno che dei... “valori atlantici”. Quanta nobiltà d’animo! Una nobiltà che però si è persa da tempo, ad esempio, nei luoghi di detenzione libici che, col finanziamento dei governi europei e di quello italiano in particolare, dovrebbero arginare l’emigrazione dall’Africa all’Italia. Esistono montagne di relazioni ufficiali della Croce rossa e delle Nazioni unite sul trattamento disumano, sulle torture, sugli stupri, sulle rapine e sulle violenze di ogni genere che subiscono gli “ospiti” del governo di Tripoli. Ma quelli che riescono a fuggirne, pagando grosse cifre ai loro stessi aguzzini, vanno spesso incontro alla morte nel Mediterraneo e se sbarcano in Italia devono affrontare nuove tribolazioni e vengono etichettati come “clandestini”.

La verità è che il popolo ucraino è la carne da cannone di uno scontro mondiale che è solo agli inizi. La posta in gioco non è solo il contenimento della Russia da parte del governo ucraino o il consolidamento di una sfera d’influenza più ampia da parte del governo di Putin. Lo scacchiere è mondiale. È finita l’era “pacifica” della crescita economica della Cina e di tutti gli altri possibili concorrenti degli Stati Uniti. Il dominio mondiale di Washington deve essere riaffermato e difeso e le relazioni internazionali devono essere ridisegnate in modo da non lasciare nessuna speranza a tutti gli altri stati, compresi quelli europei, di intaccare questo dominio.

La lezione che si intende impartire alla Russia, con la forza di armi moderne e sofisticate, deve essere ben compresa anche da tutti gli altri.

Naturalmente, non si può dire se il disegno americano avrà successo. Quello che si può dire è che questa è la sostanza della partita che è iniziata prima con l’allargamento della NATO e poi con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.
Tutto sembra suggerire che si vada verso un periodo di nuove guerre, comunque si concluda il conflitto russo-ucraino. I lavoratori, che siano russi, ucraini, americani o italiani, non hanno niente da guadagnare in queste guerre.

Di fronte agli orrori e alle sofferenze che vengono inflitti alle popolazioni, la lezione pratica che si può ricavare è che per difendere il proprio potere e i propri privilegi, le classi dirigenti di tutte le potenze, sono disposte a trasformare la vita di milioni di persone in un inferno. Le guerre spariranno dalla storia umana solo quando queste classi, fatte di banchieri, di grandi industriali, di alti funzionari di Stato e di re della finanza, saranno spodestate dal loro dominio politico ed espropriate delle loro ricchezze. La vita dell’umanità è sempre più incompatibile con quella del capitalismo e delle sue macchine statali.

11 settembre 2022

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