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Periodico comunista

Dopo Draghi, Meloni?

Quando il 14 luglio i senatori del M5S hanno rifiutato il voto di fiducia, probabilmente volevano solo segnare la loro distanza pur non facendo cadere Draghi. Ma questo ha voluto mettere gli eletti di questa maggioranza di unità nazionale davanti alle loro responsabilità e, nella seconda votazione, anche quelli della Lega e di Forza Italia si sono astenuti, causando le sue dimissioni e lo scioglimento del Parlamento.

Draghi, ex dirigente della BCE, è stato messo alla testa del paese nel febbraio 2021. Come banchiere avrebbe dovuto ispirare fiducia alla borghesia di tutta Europa sulla stabilità politica dell’Italia, sulla sua capacità di pagare il debito e di ricevere i fondi del Piano di ripresa europea. Per questo aveva avuto l’appoggio piuttosto forzato di tutti i partiti, tranne Fratelli d’Italia, diretto erede del partito fascista. Eppure questa volta gli appelli a dare prova di responsabilità politica riconfermando questo grande finanziere alla guida del Paese non sono stati sufficienti a garantire la fiducia dei senatori.

Le ragioni sono semplici: ora con l’avvicinarsi delle elezioni politiche previste per il 2023, molti di coloro che hanno sostenuto Draghi preferiscono prendere le distanze. Non da ultimo, quando il nuovo parlamento si riunirà, dalle precedenti elezioni del marzo 2018 saranno trascorsi i quattro anni e sei mesi necessari per ottenere la pensione da parlamentare. Chiaramente, la garanzia di acquisire questo diritto alla pensione ha reso gli eletti ben più aperti all’idea di uno scioglimento del parlamento...

Nella seconda votazione al Senato, la Lega e Forza Italia di Berlusconi hanno quindi colto l’opportunità di provocare una crisi per la quale possono incolpare il M5S e il suo "populismo". I recenti risultati elettorali e i sondaggi fanno sperare loro una forte maggioranza di destra nel prossimo parlamento. Tra la destra di Salvini e Berlusconi, che ha sostenuto il governo Draghi, e l’estrema destra di Fratelli d’Italia, che ha dichiarato di essere all’opposizione responsabile, si sta ripristinando l’unità almeno per la durata delle elezioni. Meloni si vede già come primo ministro, anche se i suoi alleati vorrebbero rubargli questa posizione.

È quindi il partito erede del partito fascista che potrebbe presiedere il prossimo governo, e comunque i suoi alleati Salvini e Berlusconi non sono meglio. Infatti, i maggiori partiti della cosiddetta Italia democratica hanno fatto del tutto per de-demonizzare la Meloni e aiutarla ad apparire presentabile, proprio come il razzista Salvini o l’affarista Berlusconi. Inoltre, i partiti eredi della sinistra, come il Partito Democratico, hanno assunto o promosso tutte le politiche governative degli ultimi anni. Così non solo hanno alimentato l’astensione tra le classi lavoratrici: le hanno consegnate alla demagogia razzista e xenofoba di Berlusconi, Salvini e Meloni. Quanto al M5S, questo partito "antisistema" che si appoggiava sul malcontento per le politiche filo-padronali del PD, è andato nella stessa direzione quando è diventato un partito di governo. E se vi ha perso due terzi dei suoi elettori, dopo questo passaggio non pochi sono passati all’estrema destra.

Oggi, tutto ciò che sa fare il Partito Democratico è rimpiangere il banchiere Draghi e fare appello anche lui alla responsabilità politica per "salvare l’Italia" e la sua economia. La sua preoccupazione è quella di apparire come il partito più competente per gestire gli affari dei capitalisti, non di esprimere le aspirazioni dei lavoratori e delle classi popolari. Come sorprendersi del fatto che queste se ne stiano allontanando? Le politiche del PD hanno una grande responsabilità nel rafforzamento delle correnti di destra e di estrema destra e nel suo stesso proprio declino.

Per le classi lavoratrici non c’è nulla da sperare dalle elezioni anticipate previste per il 25 settembre. Un successo della destra e dell’estrema destra significherebbe nuovi colpi contro i lavoratori, ma la vittoria di una coalizione attorno al PD e alla sua politica responsabile nei confronti della borghesia non prometterebbe meglio. In questo periodo di crisi e di guerra, i capitalisti esigono da tutti i governi che facciano pagare ai lavoratori le conseguenze del fallimento del loro sistema.

Se si attengono alle elezioni e a questo sistema politico, i lavoratori e le masse popolari si trovano così in un vicolo cieco. Esiste per loro una sola via d’uscita: fare affidamento alle proprie forze, alle proprie capacità di mobilitazione per difendere i loro interessi sociali e politici; darsi di nuovo le loro proprie organizzazioni di classe, comuniste e rivoluzionarie e i mezzi per porre fine al dominio della borghesia.

30 luglio 2022

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