Internazionale
Editoriale

Parlano di pace ma preparano nuove guerre

Ciò che tutti hanno potuto vedere, fin dalle prime settimane della guerra in Ucraina, è che sono i rapporti di forza e non le chiacchiere che regolano i rapporti tra gli Stati. Putin ha iniziato la sua aggressione convinto di poter imporre con la violenza delle armi i suoi obiettivi al governo di Kiev. Gli Stati Uniti, con il supporto degli alleati, hanno inviato una quantità esorbirante di armi all’Ucraina, con l’intenzione di rimettere in riga lo zar, a suon di cannonate e di missili anticarro. Con l’occasione, dimostrando di poter ancora imporre la propria volontà agli Stati europei, Washington ha spinto questi ultimi sul terreno di sanzioni economiche durissime contro la Russia, creando così le premesse per una rottura che non sarà facile sanare in futuro.
Putin si aspettava una guerra rapida e nessuna seria resistenza da parte ucraina, questo scrivono tutti. E se ne trae la conclusione che questo ex colonnello dei servizi segreti non è poi tanto furbo, avendo, oltre tutto, spinto altri paesi finora neutrali, come la Finlandia e la Svezia, tra le braccia della Nato.
Ma che cosa dire della "furbizia" dei dirigenti europei? La loro quasi immediata sottomissione ai diktat americani sta già causando rilevanti danni economici e le cose peggioreranno nei prossimi mesi. Già ora tutte le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso mentre l’inflazione è tornata a galoppare. I beni di prima necessità conosceranno nuovi e continui aumenti a causa sia della guerra, sia delle sanzioni, sia della speculazione.
Con questi risultati, che significano, per le famiglie europee e quelle di molte altre regioni del mondo, un aumento della povertà, ci siamo almeno messi al riparo da future guerre? Neanche per sogno e l’indice più sicuro è l’aumento delle spese militari, iniziato ben prima del 24 febbraio. Lo scorso anno si sono spesi nel mondo 2113 miliardi di dollari in armamenti, polverizzando tutti i record precedenti. L’Europa occidentale, ha incrementato del 3,4 per cento la spesa in armi rispetto al 2020 e l’Italia ha fatto “meglio” incrementandola del 4,6%. La guerra in Ucraina è stata un pretesto per un’ulteriore accelerazione.
Tutte le potenze del mondo si stanno da tempo attrezzando alla guerra. In questi anni di “pace”, alcuni squali sono diventati troppo grandi per accontentarsi dell’attuale spartizione del mondo. Altri, invece, reputano di non poter accettare una riduzione del proprio terreno di caccia.
Tra le vittime delle guerre i lavoratori, in divisa o no, sono la grande maggioranza. La classe lavoratrice non ha alcun interesse ad appoggiare le ambizioni internazionali del "proprio" governo e la sete di profitto dei "propri" banchieri e grandi industriali. La pace sarà qualcosa di vero e duraturo quando la classe lavoratrice saprà riconoscere i propri interessi generali e il proprio ruolo storico rivoluzionario, quando saprà farla finita con il capitalismo e saprà assumersi il ruolo di classe dirigente.
I governi, tutti senza distinzione al servizio dei grandi gruppi capitalistici, ammesso che riescano a stabilire un accordo per far cessare le ostilità in Ucraina, ne approfitteranno semplicemente per ammodernare con più calma i propri apparati di morte e distruzione e per preparare nuove guerre.


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