Internazionale
Nel 2015 i 193 Paesi membri dell’ONU hanno stilato un complesso programma di 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, da raggiungere entro il 2030. Per dire, il primo obiettivo sarebbe "SCONFIGGERE LA POVERTÀ’", il secondo "SCONFIGGERE LA FAME", il terzo "SALUTE E BENESSERE". Poi istruzione di qualità, parità di genere , acqua pulita e servizi sanitari, energia pulita, lavoro dignitoso, ridurre le disuguaglianze, arginare il cambiamento climatico, imprese e infrastrutture, città sostenibili, consumi responsabili, e chi più ne ha più ne metta

IL LIBRO DEI SOGNI DELL’ONU

Si aggrava la crisi alimentare dovuta alla guerra in Ucraina. Russia e Ucraina hanno sempre costituito il grande granaio non solo per l’Europa, ma per gran parte del pianeta. La Russia e l’Ucraina forniscono insieme circa il 30% delle esportazioni globali di grano e circa la metà delle esportazioni dei semi di girasole per la produzione di olio, divenuto determinante tra l’altro per il mercato occidentale, dopo la messa al bando dell’olio di palma. Inoltre, la Russia da sola fornisce il 15% della produzione globale di fertilizzanti. Quelle che possono sembrare semplici cifre hanno un significato molto concreto soprattutto per i Paesi più dipendenti dalle importazioni di cereali, che guarda caso sono anche i Paesi in cui la fame è una realtà quotidiana: Paesi come il Bangladesh, il Pakistan, l’Indonesia, l’Egitto, il Libano, la Turchia, lo Yemen, devastato tra l’altro da una guerra che dura da anni ma non preoccupa nessuno. La penuria di fertilizzanti, dovuta alle difficoltà di approvvigionamento dalla Russia, rende difficile ad altri Paesi esportatori, come il Brasile, aumentare la produzione per compensare la carenza di cereali sui mercati. Le conseguenze sui prezzi sono state immediate e devastanti fin dall’inizio del conflitto in Ucraina: a oggi il costo del grano e del mais è salito del 35%, e non si vede la fine dell’emergenza.
Quel che nei Paesi sviluppati significa inflazione, aumento dei prezzi, povertà diffusa, nei Paesi poveri significa semplicemente fame. "La guerra in Ucraina, spiega la FAO, è arrivata in un contesto già di per sé non facile. In base ai dati del 2021, 193 milioni di persone in 53 Paesi del mondo (40 milioni in più rispetto al 2020) vivevano in una situazione di grave crisi alimentare, 570mila in situazioni di catastrofe, mentre 39,2 milioni in emergenza. A questi si aggiungono 236,2 milioni in condizioni di stress" (Il Fatto Quotidiano, 13.5 22).
All’emergenza alcuni Paesi reagiscono con il blocco delle esportazioni. L’India ha allarmato il mondo annunciando la sospensione immediata delle spedizioni all’estero, poi allentata limitatamente al grano che aveva già passato la dogana al 14 maggio, e su pressione degli Stati Uniti, preoccupati di evitare tensioni nei Paesi a cui l’esportazione indiana è destinata; in cambio l’India ha ottenuto una robusta fornitura di 500 milioni di dollari in armi, ma ha dovuto impegnarsi a non comprarne dalla Russia. Armi contro grano, guerra di tutti contro tutti: anche l’Indonesia ha deciso la sospensione delle esportazioni di olio di palma, Serbia e Kazakistan hanno limitato le quote delle loro esportazioni di cereali, così anche l’Ungheria per il mais. E c’è da aspettarsi un peggioramento della situazione, con le conseguenti prevedibili ondate migratorie. Chissà se la risposta a queste sarebbe la stessa riservata alla popolazione ucraina in fuga dalla guerra.
Si fa la guerra anche con la fame, e le sue conseguenze possono essere altrettanto devastanti. Secondo "Il rapporto "Child Alert" dell’Unicef: i bambini colpiti da malnutrizione acuta grave erano in aumento già prima della guerra e la situazione sta degenerando. L’Unicef avverte che i finanziamenti per salvare le loro vite sono a rischio e 10 milioni di bambini con malnutrizione acuta grave - due su tre - non hanno accesso al trattamento più efficace: il cibo terapeutico pronto all’uso. "Una combinazione di shock per la sicurezza alimentare - scrive il rapporto - ossia la guerra aggiunta alla lenta ripresa della pandemia e alle siccità per il cambiamento climatico, creano le condizioni per un’esplosione dei livelli di malnutrizione". Si prevede che il prezzo degli alimenti terapeutici aumenterà fino al 16% entro sei mesi a causa dell’aumento delle materie prime: ciò potrebbe causare l’esclusione di 600 mila bambini dalle cure salvavita" (La Repubblica, 17.5.22)

Non c’è ONU in grado di risolvere i problemi dell’umanità. Alle buone - anzi, ottime - intenzioni fanno seguito continui disastri. Le assise convocate periodicamente per aggiornare il libro dei sogni del capitalismo globale sembrerebbero ridicole se non fossero tragiche. Di fronte c’è soltanto un fallimento totale, la dimostrazione palese che il mondo e la società umana cosi concepiti non hanno futuro.
Aemme


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