Internazionale
La vicenda dei nuovi vaccini anti-Covid19

La scienza schiava del profitto

Come tutti i rami della scienza, anche la ricerca farmaceutica è piegata alle ragioni del profitto e a tutti i meccanismi che vi sono connessi: la proprietà intellettuale, la concorrenza, la redditività degli investimenti, ecc.
Un articolo dell’immunologa Antonella Viola (La Stampa, 4 maggio) inizia spiegando come procede ogni anno l’Organizzazione mondiale per la sanità (Oms) per definire le linee guida nella produzione dei vaccini antinfluenzali. L’Oms si avvale di 148 laboratori sparsi in tutto il mondo che raccolgono campioni di virus nel proprio territorio. Questi campioni vengono spediti a 7 centri che collaborano strettamente con l’Oms. Due volte l’anno, i direttori di questi centri e altri rappresentanti qualificati del mondo della Sanità si riuniscono, elaborando alla fine delle raccomandazioni sulle basi delle quali le case farmaceutiche preparano i vaccini antinfluenzali. “Se guardiamo a cosa sta accadendo con i vaccini anti-Covid19 - si legge nell’articolo - non possiamo non notare che l’approccio è invece completamente diverso. La scelta di una cosa così delicata e importante come la composizione dei vaccini che saranno proposti alla comunità mondiale a partire dall’autunno è al momento in mano alle aziende farmaceutiche Pfizer e Moderna. Nei mesi passati, entrambe le aziende hanno giustamente tentato di inseguire il virus generando vaccini modificati, aggiornati appunto sulla base di mutazioni che il virus aveva accumulato. Tuttavia questo aggiornamento non è stato coordinato e anzi si muove sui binari dell’ovvia competizione per il mercato, rallentando i processi e rendendo la situazione confusa. Se in autunno si dovesse decidere che serve un richiamo per tutti, useremo un vaccino identico ai precedenti? O quello aggiornato di Moderna che include le mutazioni della variante beta? O il vaccino Pfizer specifico contro Omicron? E sarà un vaccino con quello contro l’influenza? Sono tutte domande importantissime alle quali deve rispondere l’Oms, abbandonando il ruolo passivo che ha avuto finora. Se nella prima fase della pandemia non si poteva fare altro che usare i vaccini che c’erano e quindi la palla era davvero in mano alle aziende farmaceutiche, adesso, dovendo passare dall’emergenza alla programmazione, non è possibile che siano Pfizer e Moderna a decidere gli approcci di salute globale. È l’Oms che, come nel caso dell’influenza e utilizzando la rete di laboratori già esistente, deve dare le indicazioni alle quali poi il mercato dovrà adeguarsi. Non viceversa.
Quando quindi la politica ci dice che bisogna correre per essere pronti con la quarta dose, noi dovremmo chiedere alla politica se sta facendo di tutto perché i giusti ruoli siano ristabiliti nell’interesse collettivo e se la corsa sarà regolare, ordinata e coordinata. E soprattutto se correremo inseguendo la scienza o il mercato”.
A parte l’illusione che “la politica” si imponga ai grandi gruppi monopolistici, nell’articolo della Viola sono elencati tutti i limiti che i rapporti capitalistici di produzione impongono al progresso scientifico e alla possibilità di allargarne i benefici alla collettività. La “competizione per il mercato” impedisce, ostacola, rallenta “l’aggiornamento coordinato” tra i vari laboratori legati alle imprese farmaceutiche. Così sono le imprese, guidate dal loro tornaconto, a decidere “gli approcci di salute globale”, mentre l’Oms è completamente passiva.


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