Internazionale
Questo articolo è il commento di Lutte ouvrière (Lotta operaia) all’indomani della rielezione del presidente Macron. La candidata di Lutte ouvrière Nathalie Arthaud ha ottenuto al primo turno di questa elezione presidenziale 197141 voti (0,56%)

Francia: Macron rieletto, i lavoratori dovranno lottare per i loro interessi

In Francia il 24 aprile, Macron è stato rieletto presidente con il 58,5% dei voti, mentre la sua concorrente d’estrema destra Marine Le Pen ne otteneva il 41,5%, nell’ambito di un sistema elettorale che al secondo turno lascia solo due candidati in lizza e quindi la libertà ben limitata di scegliere tra il peggio e il cosiddetto meno peggio, oppure di astenersi.

Quelli che hanno buoni motivi di rallegrarsene si trovano nella grande borghesia che ha visto i suoi affari, i suoi profitti e le sue fortune prosperare sotto il primo mandato quinquennale di Macron. Per i lavoratori, l’eliminazione della Le Pen non è nemmeno un sollievo, poiché è stata un vantaggio per un presidente uscente che si è mostrato il loro nemico provato. L’astensione nei quartieri popolari è stata importante proprio perché il secondo turno non lasciava altra scelta che tra la milionaria d’estrema destra travestita da demagoga dei poveri e l’uomo della grande borghesia.

In modo aperto o implicito, molti partiti e sindacati hanno invitato i lavoratori a votare per Macron ma, contrariamente a ciò che hanno detto, egli non proteggerà i lavoratori dal pericolo d’estrema destra. La sconfitta della Le Pen non deve far dimenticare l’aumento dei voti in suo favore, che sarà un incoraggiamento per gli individui e i gruppi d’estrema destra, antioperai e razzisti. Forse il successo delle campagne di Le Pen e del suo simile Zemmour spingerà alcuni di essi ad agire. E non possiamo dubitare che avranno l’appoggio morale, se non il sostegno attivo, di tutti quelli che, nel cuore stesso dell’apparato statale, nella polizia e nell’esercito, sono anche portatori di progetti fascisti.

Coloro che pensavano di bloccare l’estrema destra e la minaccia fascista con il loro voto devono rendersi conto della crescente pressione di queste idee sulla società. Questa situazione ha già spinto Macron a fare concessioni alle forze più reazionarie. Si faranno sentire ancora più fortemente domani e porteranno lo stesso Macron a fare una politica simile a quella che vorrebbe la Le Pen.

Naturalmente, molti dei 13 milioni di elettori della Le Pen non sono razzisti, fascisti, né fautori del rifiuto e allontanamento dei migranti, o poliziotti islamofobi. Molte donne e tanti uomini della classe operaia hanno votato la Le Pen per cacciare Macron. Lo rivelano i risultati dei dipartimenti d’oltremare dove la Le Pen è risultata vincente, anche se al primo turno il malcontento si era espresso con il voto per il candidato di sinistra Mélenchon. Per molti lavoratori poveri, disoccupati e pensionati, l’odio per Macron è stato più forte di qualsiasi altra cosa e li ha portati a votare la Le Pen, ma così facendo hanno rafforzato l’estrema destra, cioè la loro peggiore nemica.

Nel mondo del lavoro, il disorientamento politico porta alcuni all’indifferenza dell’astensione, altri a cascare nella trappola delle illusioni elettorali che fanno credere loro che il proprio destino dipende dall’elezione di questa o di quella persona.

Questa situazione è responsabilità dei partiti di sinistra. Infatti chi ha sostituito le lotte militanti dei lavoratori nelle aziende con lotte elettorali? E una volta eletto, chi ha deluso e confuso le classi lavoratrici adottando la stessa politica anti-operaia dei partiti di destra, se non il Partito Socialista, affiancato o meno dal Partito Comunista? Questi stessi partiti hanno fatto perdere completamente i punti di riferimento politici, facendo passare i nemici dei lavoratori per salvatori, in nome del fronte repubblicano. Ed è quello che è accaduto con Macron!

Non c’è scelta, bisogna solo comprendere che, finché continueremo a cercare un rappresentante nel personale politico rispettoso del sistema borghese, potremo solo perdere. Nella sfera del capitalismo, non ci può essere un buon presidente per i lavoratori. Nessun capo della Repubblica può controllare l’inflazione, la crisi economica o le guerre. Finché prevalgono le leggi della concorrenza e della competitività, nessun presidente ha il potere di ridurre lo sfruttamento e le disuguaglianze che creano tante sofferenze.

I lavoratori non avevano nulla da guadagnare in queste elezioni né molto da perdere. L’importante è che ritrovino il loro spirito combattivo. La loro forza è sempre stata nelle lotte collettive, negli scioperi e nelle manifestazioni, e rimarrà tale.

Con Macron al potere, sappiamo cosa aspettarci: la pensione a 65 anni, la messa in discussione del reddito minimo, il ripristino del salario basato sul merito che era tanto caro al presidente di destra Sarkozy... E di fronte all’aggravarsi della crisi economica e alla volontà della classe capitalista di approfittarne, egli aiuterà questa ad attaccare la condizione operaia. Quindi, il prossimo futuro dipenderà dai lavoratori stessi, dalla loro capacità di stare uniti per respingere collettivamente gli attacchi antioperai. E per affrontare le minacce politiche dell’estrema destra, dovranno sempre di più lottare contro il sistema capitalista, con l’obiettivo ultimo di porre fine al potere della borghesia.

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