Internazionale
Dopo la grande manifestazione di Firenze del 26 marzo

Prospettive di una lotta

Il Collettivo Operaio di quella che è ormai la ex GKN di Campi Bisenzio, alle porte di Firenze, ha lungamente preparato e organizzato una nuova grande manifestazione. Il 26 marzo, per le vie del capoluogo toscano sono sfilate migliaia di persone in un corteo forse meno partecipato di quello precedente, a settembre, ma certamente grandioso nelle dimensioni.
Era forte e ben visibile la presenza, oltre che dei lavoratori della GKN, perfettamente inquadrati e molto...coreografici, di vari gruppi e movimenti dell’estrema sinistra. Il tema della guerra ha caratterizzato politicamente, più di ogni altro, la partecipazione di queste organizzazioni.
La parte operaia vera e propria, almeno a giudicare dalli striscioni presenti, era relativamente debole. Ma nella componente operaia organizzata spiccava il sindacalismo di base che, per quanto frazionato in varie sigle, ha portato in piazza operai di tutte le nazionalità. Indiani, pakistani, maghrebini, sudamericani hanno partecipato con entusiasmo e hanno dato ulteriore vigore, con i loro slogan, al corteo.
La stampa nazionale e le principali reti televisive hanno pressoché ignorato l’evento. Non stupisce più di tanto. Ogni forma di iniziativa operaia che non sia in qualche modo canonizzata e istituzionalizzata viene combattuta da sempre dagli organi della borghesia. Una maniera “dolce” per contrastare il movimento operaio è sempre stata quella di ignorarlo.
In ogni caso, il Collettivo GKN ha dimostrato una volta ancora che si può fare di una fabbrica, anche di poche centinaia di dipendenti, il centro organizzatore di un movimento più generale. Questo, non ci stancheremo di ripeterlo, è un insegnamento prezioso anche per le future battaglie che la crisi costringerà i lavoratori a ingaggiare.
Su questo terreno, sul terreno cioè di una lotta generale della classe lavoratrice che si indirizzi su pochi precisi obiettivi, il movimento iniziato dalla GKN non ha fatto progressi. Sembra anzi, e lo si deduce dai comunicati del Collettivo, come dal comizio conclusivo, che tutto venga sfumato e “annacquato” in una vaga rivendicazione di “cambio di sistema” che, proprio perché non definisce specifici traguardi, rischia di rimanere sul terreno delle belle parole.
Le difficoltà che hanno incontrato e incontrano in questi mesi gli operai promotori del movimento, sono enormi. Per questo nessuno è autorizzato a dare loro delle lezioni. Diversamente dalla quasi totalità dei casi di fabbriche minacciate dalla chiusura, i lavoratori GKN non si sono limitati ad “accamparsi” ai cancelli della propria azienda, aspettando che altri si occupassero di difendere i loro interessi. Fin da subìto hanno capito che dovevano essere loro, in prima persona, a muoversi, a spiegare la loro lotta, a cercare e a offrire solidarietà a quella che hanno giustamente chiamato la loro “famiglia”, cioè gli operai di altre fabbriche in lotta.
Ma la situazione del mondo del lavoro, con le sue ristrutturazioni a raffica, con i licenziamenti, con la costante presa in giro che le varie “autorità” operano nei confronti di operai e impiegati, è sotto gli occhi di tutti. Ed è questa situazione che indica o indicherebbe la via di rivendicazioni meno generiche, più comprensibili e più efficaci.


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