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Periodico comunista

Per la pace, cioè per la rivoluzione sociale

La guerra che sta insanguinando l’Ucraina è l’ultima di una serie che comincia i primi del ‘900 e di cui fanno parte i due conflitti mondiali. Le ideologie non c’entrano niente. Si tratta di una guerra imperialista. Putin non ragiona in modo diverso da tutti i suoi colleghi, a cominciare da Biden.

Nella logica di potenza, le minacce alla sicurezza nazionale possono venire tanto da un aperto attacco militare, quanto dall’orientamento politico e dalle azioni di un governo straniero. Per i dirigenti russi, la minaccia è costituita dal progressivo rafforzamento del “cordone” dei paesi dell’Alleanza atlantica (Nato), ad ovest dei propri confini e dalla ventilata possibilità di un’adesione dell’Ucraina di Zelensky a questa stessa alleanza. Non esiste una differenza “qualitativa” tra i macelli di popolazione civile ordinati dal governo russo e quelli di cui si sono macchiati gli USA e i loro alleati in Jugoslavia, in Iraq o in Afghanistan, per citare i casi più noti. Si è trattato in tutti i casi di interventi militari su paesi stranieri che non avevano nessuna intenzione di entrare in guerra con gli stati aggressori.

Putin ha pensato di poter fare la stessa cosa. Probabilmente contava su una sostanziale acquiescenza americana. Pensava di avere anche lui in tasca la tessera del club degli squali che si dividono il mondo. Non ci sarebbero state obiezioni serie, pensava, se si fosse conquistato un po’ di spazio a ovest e si fosse garantito uno stato cuscinetto in Ucraina attraverso la compiacenza di un governo “amico”. Invece sembra che le cose non stiano andando così e che si sia impantanato in un’impresa che per lui e i suoi complici potrebbe avere altissimi costi politici.

Ma il prezzo più grande della guerra lo paga la massa della popolazione. Più di due milioni di profughi sono fuggiti o stanno fuggendo dall’Ucraina. I morti si contano a migliaia. La tragedia della popolazione ucraina in fuga è stata assorbita da un’immensa macchina propagandistica, che cerca di trasformare l’istintiva simpatia per le vittime incolpevoli della guerra in sostegno al governo ucraino. Nel nuovo linguaggio, “lottare per la pace” significa spedire armi all’esercito e alle milizie ucraine.

Con questa guerra, la storia subisce, come è stato detto, una brusca accelerazione. Il confronto tra potenze, reso più acceso dalla crisi, alimenterà nuovi focolai di guerra. Anche se di questi tempi tutti scrivono che la guerra alle porte di casa sta costringendo gli stati dell’Unione europea a marciare spediti verso una sola politica estera e un solo esercito, permangono, sotto traccia, i contrasti tra le stesse potenze europee. Non è neanhe detto che la prossima guerra non la si combatta all’interno degli attuali confini comunitari. L’aumento delle spese militari da parte delle varie potenze europee, sia l’Italia che la Francia e la Germania, non è per niente una buona notizia.

Al di là della retorica sui “valori europei”, sugli “ideali della democrazia”, e via dicendo, gli stati e i governi di tutto il mondo seguono tutti una stella polare: la tutela e l’incremento delle ricchezze in mano alle classi privilegiate della propria nazione, costituite dai profitti dei grandi gruppi industriali e finanziari e dalle varie forme di rendite. La politica estera segue la stessa logica. Finché il potere politico sarà strumento di questi interessi, le guerre saranno dietro l’angolo.

Per togliere il potere dalle mani di questa classe privilegiata ci vuole una rivoluzione sociale. Oggi, comunemente, questa prospettiva viene derisa. Rimane il fatto che solo un cambio radicale della natura del potere politico e, attraverso questo, della struttura economica della società, può cancellare le guerre dalla storia. Fuori dalla prospettiva rivoluzionaria, non c’è nessuna vera lotta per la pace.

18 marzo 2022

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Nel numero 181 de "L’Internazionale" (Febbraio 2022)

Di quale "stabilità" parlano? - Il conto aperto della pandemia - Giovani al servizio delle imprese - Pubblico impiego, Brunetta e la sua lotta contro gli smart workers "fannulloni" in tempo di pandemia - Gli operai della GKN continuano a lottare - Stellantis, il padrone suona sempre la stessa musica - Russia e Ucraina, i burocrati hanno distrutto l’URSS, non saranno loro a ricostruirla - Francia, contro tutti i politici della borghesia, affermare il campo dei lavoratori - Irlanda gennaio 1922, l’indipendenza strappata - Libro: un’analisi a caldo del fascismo.

Leggi anche:

Lotta di classe n° 36

Capitalismo in crisi e intervento statale - Pandemia, caos economico, minacce di guerra - Situazione internazionale - Situazione politica Francia - Per il 2022 e oltre - Antille, un appello di Combat ouvrier - URSS 1962, la rivolta di Novocerkassk

e gli opuscoli de "l’Internazionale"

- Settembre 1920, l’Occupazione delle fabbriche

- 150 anni fa la Comune di Parigi

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