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Periodico comunista

Chi sono i nemici dei popoli?

L’invasione decisa da Putin ha sprofondato l’Ucraina nell’orrore di una guerra fratricida. Uomini e donne che, fino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, hanno vissuto in pace per decenni, formando famiglie che possono definirsi tanto russe quanto ucraine, persone che lavoravano da una parte o dall’altra di confini che avevano un significato puramente amministrativo sono ora spinti a considerarsi nemici. Oggi, grazie all’invasione russa, rischia di crearsi in larghi settori di popolazione ucraina, un sentimento nazionalista esacerbato e un odio anti-russo che sarà difficile cancellare.

Mentre la solidarietà con la popolazione ucraina deve essere totale, non deve venire meno nemmeno quella con il popolo russo, vittima di un regime semidittatoriale, e, nonostante questo, ancora capace di esprimere un’opposizione alla guerra che guadagna sempre più consensi.

Le sanzioni economiche decise dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti colpiranno principalmente la vita della gente comune in Russia e non solo in Russia. Si può stare sicuri che, nonostante tutte le chiacchiere sulla lotta agli oligarchi, tanto i miliardari russi quanto quelli ucraini o occidentali non dovranno soffrirne più di tanto le conseguenze, mentre contribuiranno fortemente ad ulteriori rincari dei beni di prima necessità.

Mentre i vari “esperti” cercano le cause della guerra nelle ataviche spinte espansioniste della Russia o addirittura nella psiche di Putin, non bisogna dimenticare che, dalla fine dell’Urss, nel 1991, la Nato non ha cessato di allargarsi in Europa, fino a circondare lo stato russo, portandogli alla soglia di casa la minaccia di una forza militare ostile. Non occorre essere degli esperti di politica internazionale per capire che se un processo del genere si fosse verificato ai confini degli Stati Uniti, con il Canada o il Messico in procinto di aderire ad un’alleanza militare con la Russia, tutti i discorsi sull’indipendenza e sul diritto all’autodeterminazione dei popoli, sarebbero andati a farsi benedire.

Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno invaso l’Afghanistan e l’Iraq insieme ai loro alleati, con motivazioni altrettanto inconsistenti e false di quelle che oggi fornisce il governo russo. Allora non si trattava di stati indipendenti? La doverosa solidarietà verso un popolo attaccato e bombardato non deve farci perdere la bussola. Non c’è nessuna motivazione ideale dietro a questa guerra. È notevole, anche se quasi nessuno lo ha fatto rilevare, che mentre ci si preoccupava della dipendenza europea dal gas russo, quindi da una dittatura che si dice di voler combattere per ragioni di principio, si sia pensato ai giacimenti del Qatar come possibile alternativa. Il Qatar, dove di recente un’economista messicana che ha denunciato uno stupro è stata condannata a cento frustate e 7 anni di carcere!

Bisogna aggiungere che stati come il Qatar o l’Arabia Saudita sono tra quelli che hanno votato la recente risoluzione dell’ONU contro la Russia, spacciata come vittoria del fronte...democratico.

Del resto, i metodi criminali di Putin non hanno disturbato per niente le potenze occidentali quando, lo scorso gennaio, l’esercito russo fu chiamato per ristabilire, l’ordine in Kazakistan. Si trattava di schiacciare una rivolta operaia che si era estesa a livello nazionale dopo mesi di lotte e di scioperi. In quel caso, le grandi compagnie come l’ENI, la EXXON o l’ARCELOR- MITTAL avevano bisogno della mano forte del regime di Tokaev, coadiuvato da Putin, per far tornare gli operai al lavoro nelle condizioni peggiori.

Le immagini strazianti dei bombardamenti e dei profughi in Ucraina devono servirci da sprone per lottare contro il capitalismo che, in tutte le sue forme, non fa che produrre guerre e prepararne altre. Da qualche anno, i paesi europei si stanno riarmando. Con questa guerra si è fatto un ulteriore salto di qualità. Mentre in nome della pace si inviano mitragliatrici e missili anticarro in Ucraina, in Italia, Germania e Francia si stanziano cifre sempre maggiori per gli eserciti. Non a caso il cancelliere tedesco Scholz ha annunciato uno stanziamento di 100 miliardi di euro per la Bundeswher.

Un’Europa più armata non sarà un’Europa più sicura. Sarà solo un insieme di stati i cui dirigenti, ancora di più dopo l’esperienza ucraina, si sentiranno più liberi di utilizzare lo strumento della guerra nelle controversie internazionali. E non è nemmeno detto che queste controversie non possano verificarsi all’interno stesso dell’Occidente “democratico”.

L’unica lotta vera contro le guerre è quella dei lavoratori di tutto il mondo per farla finita con il capitalismo e i suoi apparati statali e militari.

3 marzo 2022

È uscito il numero 181 de "L’Internazionale" (Febbraio 2022)

Di quale "stabilità" parlano? - Il conto aperto della pandemia - Giovani al servizio delle imprese - Pubblico impiego, Brunetta e la sua lotta contro gli smart workers "fannulloni" in tempo di pandemia - Gli operai della GKN continuano a lottare - Stellantis, il padrone suona sempre la stessa musica - Russia e Ucraina, i burocrati hanno distrutto l’URSS, non saranno loro a ricostruirla - Francia, contro tutti i politici della borghesia, affermare il campo dei lavoratori - Irlanda gennaio 1922, l’indipendenza strappata - Libro: un’analisi a caldo del fascismo.

Leggi anche:

Lotta di classe n° 36

Capitalismo in crisi e intervento statale - Pandemia, caos economico, minacce di guerra - Situazione internazionale - Situazione politica Francia - Per il 2022 e oltre - Antille, un appello di Combat ouvrier - URSS 1962, la rivolta di Novocerkassk

E gli opuscoli de "l’Internazionale"

- Settembre 1920, l’Occupazione delle fabbriche

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