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Periodico comunista

I governi europei, la Nato e la Russia disprezzano nella stessa misura la sorte dei popoli

La crisi ucraina ha subìto una brusca accelerazione dopo che il governo russo ha riconosciuto ufficialmente le repubbliche del Donbass. Questo atto ha permesso a Putin di dare una parvenza di legalità all’intervento militare delle truppe russe. Si tratta, nella versione del Cremlino, di una missione di “Peacekeeping”. In sostanza, secondo un copione che le potenze occidentali conoscono bene per averlo praticato molte volte, si occupa un territorio, si bombarda e si cannoneggia in nome della ...pace.

Oggi, mentre questa vera e propria guerra è in continua evoluzione, i governi europei e la Nato, Stati Uniti in testa, cercano di formulare delle ipotesi sui veri obiettivi di Putin e su quali carte possono essere giocate per fermarlo. La loro indignazione è pura ipocrisia. Da settimane, mentre accusavano la Russia di preparare l’invasione dell’Ucraina, hanno gettato benzina sul fuoco, ammassando truppe nei paesi dell’est Europa che fanno parte della Nato, come la Polonia e la Romania, oltre a moltiplicare l’invio di armi.

Nei trent’anni successivi al crollo dell’Urss, l’America e la Nato hanno progressivamente stretto la Russia in una tenaglia. Dal 2015 le truppe americane sono presenti nei tre paesi baltici, in Georgia e in alcuni paesi dell’Asia centrale. È per allentare questa morsa che Putin ha inviato le sue truppe.

Questo ammiratore degli zar e dello zarismo non ha a cuore, naturalmente, la popolazione russa che vive nel Donbass, in Ucraina o in qualsiasi altra regione dell’ex Unione Sovietica. Putin è un dittatore che difende gli interessi della burocrazia e dei miliardari russi che rapinano le risorse del proprio stesso paese. Vuole rafforzare la potenza russa per preservare il pascolo di questi oligarchi che rappresenta.

Ora che la guerra sembra estendersi fino ai confini dell’Unione Europea, la macchina della propaganda sta rapidamente uniformando le varie sfumature dei partiti politici europei. Anche in Italia è aperta la gara a chi si “sdegna” di più.

Ma le guerre che si sono susseguite dagli inizi del ‘900 in poi, ci hanno insegnato che ogni governo cerca di legare alla propria politica e alla propria guerra i popoli con argomenti umanitari.

Se gli Stati Uniti e i suoi alleati ci trascinano in questo conflitto, sarà una guerra imperialista per difendere e consolidare le posizioni acquisite da loro in Europa e nel mondo. Da parte della Russia è una guerra per riprendersi un po’ della sfera d’influenza che ritiene sua di diritto, col mezzo dei carri armati e a prescindere da ciò che pensa la popolazione ucraina. In mezzo ci sono i popoli. Ugualmente vittime degli uni e degli altri.

La sorte degli ucraini è quella che attende tutti i popoli, che può attendere anche noi, se lasciamo che siano i Biden, i Macron, i Draghi a parlare in nostro nome. Questi dirigenti imperialisti “democratici” non valgono più del dittatore Putin. Bisogna ricordare che non hanno mosso foglia quando il governo russo ha inviato i suoi paracadutisti ad aiutare il dittatore del Kazakistan nella repressione della rivolta popolare di gennaio.

Per domare dei lavoratori in rivolta, dirigenti “democratici” occidentali e capi di oligarchi russi sono buoni amici.

25 febbraio 2022

È uscito il numero 181 de "L’Internazionale" (Febbraio 2022)

Di quale "stabilità" parlano? - Il conto aperto della pandemia - Giovani al servizio delle imprese - Pubblico impiego, Brunetta e la sua lotta contro gli smart workers "fannulloni" in tempo di pandemia - Gli operai della GKN continuano a lottare - Stellantis, il padrone suona sempre la stessa musica - Russia e Ucraina, i burocrati hanno distrutto l’URSS, non saranno loro a ricostruirla - Francia, contro tutti i politici della borghesia, affermare il campo dei lavoratori - Irlanda gennaio 1922, l’indipendenza strappata - Libro: un’analisi a caldo del fascismo.

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Lotta di classe n° 36

Capitalismo in crisi e intervento statale - Pandemia, caos economico, minacce di guerra - Situazione internazionale - Situazione politica Francia - Per il 2022 e oltre - Antille, un appello di Combat ouvrier - URSS 1962, la rivolta di Novocerkassk

E gli opuscoli de "l’Internazionale"

- Settembre 1920, l’Occupazione delle fabbriche

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