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STELLANTIS: il padrone suona sempre la stessa musica, ora va cambiata!

Il 15 dicembre FCA-Stellantis ha comunicato l’avvio della cassa integrazione straordinaria per tutti i 492 lavoratori dell’Officina 63 dove fino ad oggi si sono prodotte le mascherine anti-covid, una commessa che viene meno anche per cento operai di Pratola Serra, stabilimento Stellantis in provincia di Avellino.

FCA aveva preso una commessa da 234 milioni di euro dal Commissario dell’Emergenza Arcuri con tanto di benedizione governativa. Eravamo in piena pandemia, servivano i "dispositivi di protezione individuali" per gli operatori sanitari, per le scuole, per i lavoratori degli altri settori. La storia ò conosciuta: spesso le mascherine prodotte sono rimaste inutilizzate perché davano problemi di nausea, avevano cattivo odore, causavano difficoltà di respirazione, il materiale utilizzato era scadente.

All’Officina 63 si ò lavorato per più di un anno e mezzo sotto organico, con un’alta saturazione e spesso con la difficoltà di usufruire delle pause fisiologiche. Con macchinari senza dispositivi di sicurezza, con un livello di rumore sopra i limiti, senza un medico nelle vicinanze, con molti lavoratori con patologie invalidanti messi a lavorare sulle linee. Oggi Stellantis decide che questi lavoratori non servono più, dopo averli ben spremuti, tutti a casa per un anno con un salario che se va bene arriverΰ al 65%-70% di quello normale.

Intanto, mentre Stellantis inaugura i progetti sull’auto elettrica, sulle batterie, lo stabilimento della Maserati di Grugliasco chiude, alle Meccaniche di Mirafiori da mesi si lavora quattro girni a settimana, alle Carrozzerie c’è un turno unico e nel resto degli stabilimenti in giro per l’Italia le cose non vanno meglio. A Termoli bisognerà aspettare il 2024 per la Gigafactory. A Melfi si sono inventati il mix produttivo: su una linea unica si producono più modelli con un numero di operai ridotto , con un significativo aumento dei carichi di lavoro e conseguente rischio di infortuni.

Stellantis, quarto gruppo automobilistico mondiale, sta facendo pagare la sua ristrutturazione ai lavoratori di tutti i suoi stabilimenti nel mondo. La ricetta è sempre la stessa: tagli di personale, utilizzo al massimo della flessibilità del personale rimanente, cassa integrazione.

A questo si aggiunge la decisione del Governo di sospendere dal lavoro a partire dal 15 febbraio , privandoli del loro salario, tutti i lavoratori over 50 che hanno scelto di non vaccinarsi per il Covid19. Una decisione che nulla ha a che vedere con la prevenzione dal virus, è ormai noto a tutti che il vaccino può proteggere chi lo fa da forme gravi di malattia, ma non impedisce di contagiare e di essere contagiato. Invece di tutelare i lavoratori più fragili e di fare una seria prevenzione ancora una volta si scaricano le responsabilità della gestione della pandemia sui lavoratori. L’età media negli stabilimenti Stellantis in italia è intorno ai 50 anni, a Mirafiori è di 54 anni. Si tratta in gran parte di operai con patologie anche gravi, usurati dopo anni di lavoro in fabbrica. La decisione del Governo facilita a Stellantis e a tutte le altre aziende la possibilità di liberarsi di questi lavoratori, ritenuti non più sufficientemente produttivi.

I lavoratori non devono permettere a Stellantis di farla franca anche questa volta, di liberarsi dei lavoratori senza pagare pegno. Si deve imporre il pagamento del salario al 100% per tutti i lavoratori, anche quelli in Cig e sospesi. Tutti i lavoratori con patologie invalidanti e tutti i lavoratori in etΰ pensionabile usurati dopo una vita in fabbrica devono essere accompagnati alla pensione con salario pieno.

Il lavoro che c’θ va redistribuito tra tutti: riduzione dell’orario di lavoro a paritΰ di salario, blocco degli straordinari, fine della Cig. Non si puς accettare che Stellantis continui a fare il bello e il cattivo tempo servendosi della cassa integrazione a piacimento.

Corrispondenza Torino


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