Internazionale
Cento anni fa

Irlanda gennaio 1922, l’indipendenza strappata

Cento anni fa, il 6 dicembre 1921, il governo britannico concedeva all’Irlanda l’indipendenza, che entrò in vigore il 7 gennaio 1922. Dopo secoli di occupazione, di saccheggio delle ricchezze del paese, di rivolte seguite da massacri, la più antica delle colonie del Regno Unito era anche la prima ad essere liberata, almeno parzialmente.

Giΰ nel 12° secolo, gli inglesi avevano preso piede in Irlanda. Ma solo nel 16° secolo, sotto il regno di Enrico VIII e la Riforma protestante, ne avevano iniziato la colonizzazione accompagnandola da espropriazioni, deportazioni e massacri. I contadini furono cacciati dalle loro terre a favore dei nobili inglesi che, essendo per lo più assenteisti, non cercavano di sfruttarle al meglio e si accontentavano di affittare, a prezzi elevati, appezzamenti di terra troppo piccoli per sfamare una famiglia.

Espulsi dalle loro terre, privati di tutti i diritti e spinti alla povertà, gli irlandesi non potevano non ribellarsi, e ogni volta venivano selvaggiamente repressi. Dopo la sconfitta da parte degli eserciti di Cromwell nel 1641, l’Irlanda perse più della metà della sua popolazione, mentre allo stesso tempo fu incoraggiato l’insediamento di coloni inglesi. Gli irlandesi potevano vendere i loro prodotti solo ai mercanti inglesi, i cui profitti, rimpatriati in Inghilterra, erano utilizzati per sviluppare l’industria. Durante la Grande Carestia del 1845-1851, almeno un milione di irlandesi morirono di fame a causa della malattia della patata e altrettanti emigrarono negli Stati Uniti o in Inghilterra, ma si continuò ad esportare grano dall’Irlanda.

La questione nazionale

Nel XIX secolo la questione dell’indipendenza venne alla ribalta, insieme a quella di una repubblica. I membri più moderati della borghesia irlandese chiedevano l’Home Rule, cioè una certa autonomia per gestire gli affari interni dell’Irlanda. Ma per la popolazione in generale era chiaro che l’indipendenza si sarebbe raggiunta solo con la violenza delle masse contro gli oppressori. Furono creati partiti e milizie, tra cui i Feniani della Fratellanza Repubblicana Irlandese, che sostenevano i metodi blanquisti e avevano l’appoggio delle campagne.

Da parte della classe operaia, gli scioperi guidati da Jim Larkin e dal marxista James Connolly erano anche legati alla questione nazionale: i lavoratori affrontavano i padroni, poliziotti e giudici che erano tutti inglesi. Ma il programma di Connolly non si fermava all’indipendenza e si basava su un approccio risolutamente socialista e internazionalista. Durante queste lotte fu fondata nel 1913 una milizia operaia di autodifesa, salutata da Lenin come il primo esercito comunista in Europa. Ma a parte le città meridionali di Dublino, Cork e Limerick, la maggior parte dell’Irlanda rimaneva agricola. Solo la parte nord-orientale del paese, popolata fin dal XVI secolo da coloni presbiteriani, aveva conosciuto lo sviluppo industriale, in particolare a Belfast attraverso i cantieri navali e le industrie tessili. La maggior parte della classe operaia irlandese non era in campagna, ma a Londra o a New York!

Mentre la Gran Bretagna era impegnata nella prima guerra mondiale, un’insurrezione fu organizzata a Dublino il lunedì di Pasqua, il 24 aprile 1916. Fu schiacciata e la repressione fu feroce. Quindici militanti, tra cui James Connolly, furono giustiziati, il nascente movimento operaio fu decapitato e migliaia di partecipanti furono imprigionati o deportati nei campi in Gran Bretagna.

"Si alza il vento"

Da quel momento la popolazione, che nel suo insieme non aveva partecipato alla rivolta, cominciò a mobilitarsi contro gli occupanti. Le donne si univano alla lotta e prendevano il posto degli uomini imprigionati. All’inizio del 1918, quando il governo britannico volle estendere la coscrizione obbligatoria all’Irlanda, la risposta fu rapida: seguirono enormi manifestazioni, scioperi della fame e scontri con la polizia britannica, la RIC (Royal Irish Constabulary).

Nel 1919, l’IRA (Irish Republican Army), guidata da Michael Collins, aveva 100.000 volontari, tra cui 20.000 donne. Iniziò contro la polizia britannica una vera e propria guerriglia in cui gli insorti godevano dell’appoggio popolare ed era difficile distinguere i combattenti dagli abitanti. Winston Churchill, ministro della guerra, creò un corpo speciale, i Black and Tans, reclutati tra i veterani della prima guerra mondiale ed autorizzati ad ogni tipo di attacco: assassinii, anche di bambini, stupri, torture e incendi di case. Ma questa violenza indiscriminata non riuscì a far cedere gli insorti e il governo britannico alla fine dovette riconoscere l’indipendenza della maggior parte dell’Irlanda, tranne le sei contee industrializzate del nord-est che rimasero nel Regno Unito.

Dopo otto secoli di colonizzazione, nasceva uno stato irlandese indipendente. Ma, governato dalla borghesia e sotto il peso di un clero ultra-reazionario, era lontano dall’ideale democratico ed egualitario per il quale Connolly e i ribelli della Pasqua 1916 avevano combattuto.

James Connolly ne aveva espresso il timore all’inizio della lotta: "Se domani cacciate l’esercito inglese e issate la bandiera verde sul castello di Dublino, i vostri sforzi saranno vani se non costruite la repubblica socialista. L’Inghilterra continuerà a dominarvi. Vi dominerà attraverso i suoi capitalisti, attraverso i suoi proprietari terrieri, attraverso i suoi finanziatori, attraverso tutte le istituzioni commerciali e individuali che ha stabilito in questo paese. [...] Considerare il nazionalismo senza socialismo ... sarebbe riconoscere pubblicamente che i nostri oppressori sono riusciti a inocularci le loro concezioni perverse della giustizia e della morale, che abbiamo finalmente deciso di assumere queste concezioni come nostre e non abbiamo piω bisogno di un esercito straniero che ce le imponga".

M.L.


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