Internazionale

Clima Il pianeta nelle mani di pazzi pericolosi

Mentre gli scienziati hanno dimostrato da tempo la pericolosa evoluzione del clima, e mentre la catastrofe è già in corso, la conferenza COP 26 di Glasgow è finita il 13 novembre con alcune belle parole e pii auspici. Vi si sono solo aggiunte le lacrime del presidente della conferenza quando nella dichiarazione finale sull’uso del carbone la parola “fine” ha dovuto essere cambiata per “limitazione graduale”. Ma in ogni caso, le grandi industrie che estraggono o utilizzano questo combustibile, le banche che le sostengono e gli stati che le servono fanno come gli pare. 26 conferenze COP e migliaia di discorsi non hanno impedito che le emissioni di gas serra aumentassero, che i rifiuti si accumulassero e che la vita e la sua diversità regredissero su questo pianeta. I giovani militanti ambientalisti hanno avuto ragione a dire che la conferenza aveva prodotto solo “blablabla”. È servita solo a mascherare gli affari delle multinazionali e la complicità dei governi. La questione non è tecnica: non si tratta di scegliere questa o quella fonte di energia, quali mezzi di imballaggio o di recupero dei rifiuti; è una questione politica, perché bisognerebbe organizzare diversamente tutte le attività umane. Ma la società capitalista, guidata unicamente dalla ricerca del profitto, è incapace di correggersi. È emblematico per esempio il caso di un gruppo come la Total. Questa compagnia, ben consapevole dei danni ecologici causati dall’attività petrolifera e dalle emissioni di gas serra, ha fatto di tutto, in settant’anni, per nasconderli al pubblico. Ha fatto trivellazioni in tutte le regioni del mondo, sostenuta dalle peggiori dittature. Lo scioglimento della calotta glaciale, una conseguenza visibile del riscaldamento globale, non ha spinto la Total a ricredersi, ma piuttosto a cercare gas nell’Artico e ad armare petroliere rompighiaccio. Allo stesso modo, la scomparsa della fauna selvatica non le ha impedito di iniziare trivellazioni in Africa centrale, senza tener conto delle conseguenze per le persone, la fauna e le piante. La compagnia petrolifera ha fatto tutto questo con l’accordo e il sostegno dello Stato francese, con la sola motivazione che se non l’avesse fatto, l’avrebbero fatto i suoi concorrenti. Oggi continua allo stesso modo, anche se con un nome diverso. La stessa storia può essere raccontata per tutti i gruppi capitalisti e tutti gli stati che li proteggono. Il saccheggio, la distruzione della natura, il disprezzo dell’interesse collettivo e di quello delle generazioni future accompagnano necessariamente le società basate sulla proprietà privata del capitale e lo sfruttamento del lavoro umano. La catastrofe ecologica che sta iniziando è un aspetto, il più pubblicizzato se non il più minaccioso, dell’agonia catastrofica del capitalismo, un sistema che è incapace di sopravvivere se non distruggendo le due risorse essenziali, la natura e i lavoratori. A meno che non crediamo che la natura si difenda da sola, come suggerisce il film Avatar, l’unica speranza è la rivolta consapevole dei proletari per togliere la guida della società a questi pericolosi pazzi. P. G.


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