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Periodico comunista

La società delle “occasioni”.

Gli ultimi dati sulla crisi sono raggelanti. Gli Stati Uniti registrano al secondo trimestre un calo del PIL del 33%, la Germania cala del 10,1% e i suoi disoccupati sono a luglio quasi tre milioni, in Italia il calo del PIL è dell’11,2% e, certifica l’ISTAT, si sono persi da febbraio 752mila posti di lavoro. Si sprecano i paralleli storici: la crisi del 1929, la Seconda guerra mondiale…

Ma i governanti e i portavoce del mondo imprenditoriale ci dicono che ogni crisi è anche portatrice di nuove occasioni.

Come no! Di sicuro è così per molti di loro. Non è stata un’occasione per il presidente della regione Lombardia, Fontana, e per l’azienda di famiglia, vendere una partita di 75mila camici alla stessa regione che governa? E non devono aver pensato, gli industriali della Val Seriana, quale grande occasione poteva essere mantenere le fabbriche aperte, prendendosi un vantaggio sulla concorrenza, mentre si diffondeva la pandemia? Una occasione che è stata, aiutata, diciamo così, dalle autorità, locali e non. A questo proposito prendiamo un commento di Marcello Sorgi su La Stampa del 13 giugno, giornale ultra-borghese e quindi non sospetto di pregiudizi anticapitalistici: “Resta il fatto che dal 25 febbraio, quando la situazione epidemiologica in Val Seriana aveva già toccato livelli allarmanti, all’8 marzo, quando la scelta del governo fu di istituire la “zona arancione” (meno rigida di quella rossa) in tutta la Lombardia, e non di bloccare il perimetro più infetto, il ritardo, colpevole, soprattutto delle autorità locali più strettamente a contatto col territorio, e le continue pressioni degli imprenditori contrari alla chiusura di un’area a fortissima concentrazione industriale, contribuirono a determinare una strage di cui ora legittimamente i familiari delle vittime chiedono conto, aspettando che sia fatta giustizia”. I morti, tra Bergamo e i centri minori sono stati almeno 4000. Il 28 febbraio, la Confindustria locale mandava in giro un video intitolato “Bergamo is running” con il quale, ha spiegato in un’intervista al Fatto il presidente degli industriali, “volevamo comunicare ai partner esteri che le nostre aziende stavano lavorando normalmente”. Giusto! Come perdere una simile occasione?

Anche Irene Pivetti, ex presidente della Camera e imprenditrice di successo deve aver pensato che ad ogni crisi corrispondono delle occasioni. Secondo i PM, avrebbe importato dalla Cina un milione di mascherine non a norma, frodando anche la dogana attraverso l’espediente di una falsa richiesta della Protezione Civile. E non è stata forse una fantastica occasione per la società italo-israelo-cinese “Ventures”, oggi dichiarata fallita, rilevare l’impianto dell’Embraco in provincia di Torino, incassando almeno 4 milioni e lasciando in mezzo a una strada 400 operai? Del resto, come non parlare del 25% delle imprese italiane che hanno approfittato dell’imperdibile occasione della Cassa integrazione pagata dallo Stato per l’emergenza coronavirus, senza averne in realtà titolo?

Questa è la borghesia, queste sono le “classi dirigenti”!

Qualche domanda bisogna farsela. È doveroso. Siamo in una società dove il profitto o, se vogliamo esprimerci meno elegantemente, la corsa ad arraffare denaro, è la vera bussola di ogni decisione politica ed economica. In alcuni casi questo è evidente, in altri meno, ma in sostanza è sempre e comunque per mantenere o allargare i profitti della borghesia, specie quella più grande e più potente, che si promuovono leggi e “riforme” o che semplicemente si prendono provvedimenti. Dietro a questa definizione, “borghesia”, c’è una classe sociale formata da persone in carne e ossa. Non è un’astrazione. Si tratta di quelle persone che non rinuncerebbero mai, per loro volontà, a nessuno dei privilegi a cui sono abituati. È una minoranza che si è arricchita straordinariamente negli ultimi decenni. Nessun vero progresso sociale sarà possibile finché l’economia sarà al loro servizio, finché la produzione sarà finalizzata al loro arricchimento.

Se questa crisi non sarà, per i lavoratori, l’occasione per liberarsi dal capitalismo, lo sia almeno per cercare di comprendere che si tratta di un sistema sociale superato dai tempi. Non vogliamo più una società in cui una catastrofe diventa un’occasione per arricchire una minoranza di privilegiati. Dove si può arricchirsi per un’epidemia e anche per commercializzarne il vaccino. Si può arricchirsi con le guerre, si può approfittare della disoccupazione e farne un’altra occasione di profitti ed extra-profitti, attraverso le paghe da fame dei braccianti sfruttati in nero o le telefoniste dei call-center pagate 4 euro l’ora.

31 Luglio 2020

Leggi anche:

- L’Internazionale n° 173 – Giugno 2020

In questo numero:
Per una difesa collettiva dalla disoccupazione
Un’ipoteca sul futuro
La lotta dei lavoratori di Porto 2000
I marittimi abbandonati nei porti di mezzo mondo
Fca: prendere i soldi dello Stato… per pagare gli azionisti
Alle Officine Meccaniche Cerutti tutto è come prima, anzi peggio
Le responsabilità dei governi nella tragica situazione dei migranti
A un secolo dalla rivolta di Ancona
Al lavoro senza cartellino
Il lavoro al tempo del covid
Fruttital: la direzione si serve del virus per attaccare gli operai
Francia: No ai licenziamenti, ripartizione del lavoro tra tutti!
Stati-Uniti: Una rivolta contro il razzismo e la violenza della polizia

http://www.linternazionale.it/spip.php?rubrique163

- Lotta di classe n° 32

In questo numero di giugno 2020:

● Italia: i danni del virus e del capitalismo
● Economia: dalla pandemia alla crisi del 2020
● Capitalismo: una classe dirigente in fallimento
● Stati Uniti: crisi sanitaria e collasso economico
● Cina: la crisi dell’economia
● Algeria: il movimento un anno dopo
● Un secolo fa: l’influenza spagnola
● L’attività militante al tempo del coronavirus

http://www.linternazionale.it/spip.php?rubrique164

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