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Viva il Primo maggio!

Viva il Primo maggio!

Le pressioni per aprire tutte le attività produttive e dei servizi si fanno sempre più forti da parte di un padronato che ha comunque usufruito finora di ampie deroghe di fatto alle norme di protezione e sicurezza definite dall’Istituto Superiore di Sanità e ufficialmente adottate dal governo. Come al solito, quando si varcano i cancelli di una fabbrica si cessa di essere “cittadini”.

Beninteso, a parole tutti assicurano che rispetteranno le norme e che adegueranno i luoghi di lavoro. In realtà sta succedendo che la logica del profitto finisce per prevalere. Lo vediamo già ora, in molte aziende che sono rimaste aperte.

È chiaro che solo i lavoratori possono garantire, collettivamente, la effettiva applicazione dei criteri di sicurezza nei posti di lavoro. Inoltre, gli idumenti di protezione e le mascherine comportano disagi maggiori nell’esecuzione del lavoro e questo deve essere compensato da pause maggiori e da ritmi di lavoro inferiori. Si comprende che per i padroni sia abbastanza facile rimuovere le macchinette del caffè o chiudere i locali mensa, ma rimodulare i tempi di lavoro, tenendo conto della nuova situazione, comporta molto spesso una riduzione dei margini di profitto e questo non lo mandano giù.

Non ci sono motivi di fidarsi del padronato, specie in un paese che ha il record europeo di morti sul lavoro in tempi “normali”. Sorvegliare e verificare la concreta applicazione delle misure di adeguamento degli ambienti di lavoro e della stessa organizzazione del lavoro sono la prima cosa che deve essere fatta se vogliamo che la sicurezza, la salute e la vita dei lavoratori siano salvaguardate.

La crisi economica, approfondita dalla pandemia, sta già falcidiando decine di migliaia di posti di lavoro. È un fenomeno che i criteri ufficiali di statistica riescono per ora a nascondere ma che è destinato ad esplodere fra qualche mese. Il governo annuncia di voler imporre per decreto uno stop ai licenziamenti. Anche qui, senza la vigilanza collettiva della classe lavoratrice, senza la sua pressione sullo stesso governo, questa misura sarà applicata in modo parziale e per una durata di tempo assolutamente insufficiente (nelle ipotesi più ottimistiche si parla del 31 luglio). Bisogna rivendicare il blocco effettivo di tutti i licenziamenti senza limiti di tempo perchè, diversamente, all’emergenza del coronavirus seguirà quella di una miseria allargata a milioni di persone.

Queste ed altre rivendicazioni non sono che il primo passo di una ripresa di consapevolezza da parte della classe lavoratrice. Ma la coscienza più profonda che deve farsi largo tra i lavoratori è quella dell’assoluta incapacità, da parte di governi che difendono il capitalismo e ne dipendono,di garantire livelli accettabili di sicurezza per le popolazioni. L’esempio delle mascherine è lampante, dopo mesi dallo scoppio dell’epidemia lo stato non è stato nemmeno capace di organizzarne la produzione in proprio, senza dipendere da ditte private. Il risultato è che intere regioni sono prive di mascherine e in altre si trovano a prezzi vertiginosi con in più il rischio che siano taroccate. Ogni genere di traffico vergognoso ha preso il via sul commercio di questo strumento basilare di protezione collettiva.

Per quanto decenni di mistificazioni cerchino di farlo dimenticare, il primo maggio è un giorno che si collega direttamente alla storia del movimento operaio e alle sue aspirazioni socialiste.
La coscienza dei lavoratori è drammaticamente inadeguata alla situazone oggettiva. Ma proprio la vicenda del coronavirus ha dimostrato quanto l’organizzazione sociale esistente, dove l’attività lavorativa degli uomini è incanalata nella macchina del profitto, contrasti con ciò che si potrebbe e si dovrebbe fare se il lavoro della collettività fosse finalizzato al bene comune.

Se in questo Primo maggio non ci sono né cortei, né assemblee, ci sia almeno una crescita della coscienza politica della classe lavoratrice e una riappropriazione delle idee socialiste e comuniste.

basta seguire la via logica della domanda: che cosa ci vorrebbe?
Si troverà che tutto ciò che sarebbe giusto, ragionevole e naturale fare cozza contro i limiti posti dalla società capitalistica.

L’appello ai grandi ideali: patriottismo, solidarietà, ecc. non sono i nostri. Noi: internazionalismo e solidarietà di classe oggi per una società senza classi domani.

L’Internazionale, 1° Maggio 2020

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