Internazionale
Se Taranto è almeno un oggetto di discussione presente a livello nazionale, la crisi del secondo polo nazionale dell’acciaio, lo stabilimento siderurgico di Piombino, continua a rimanere ai margini. E’ una questione nel dimenticatoio, ma i lavoratori in cassa integrazione a singhiozzo da anni non possono più aspettare

ANCORA QUATTRO MESI…E POI?

Che il gruppo Jindal sia intenzionato a utilizzare la piattaforma di Piombino per occupare un nucleo della produzione siderurgica e impedire alla concorrenza di fare altrettanto, ormai sembra quasi evidente. Come il suo predecessore algerino, sembra più interessato a utilizzare eventualmente le strutture portuali per penetrare nei mercati europei, che a investire per lo sviluppo dello stabilimento piombinese. Non stupisce in questo quadro la notizia di fine 2019 che, in aggiunta ai 250 esuberi ormai certi, probabilmente saranno molti di più quelli che si aggiungeranno in futuro.
A questa situazione, che avrebbe bisogno di una risposta forte, dovrebbe corrispondere una presa di coscienza adeguata dei lavoratori e della popolazione. Il sindacato di base USB ha indetto per questo una manifestazione sabato 11 gennaio, raccogliendo l’adesione del Camping CIG, l’associazione che si batte da anni denunciando inadempienze del governo e dell’azienda, e di rappresentanti dell’opposizione CGIL “Riconquistiamo tutto”. Un tentativo di mobilitazione doveroso, per quanto consapevole delle difficoltà nel cercare di mobilitare non solo i lavoratori siderurgici, ma anche di tutti gli altri settori, che siano toccati direttamente o indirettamente dalla crisi; difficile soprattutto in una realtà fiaccata da anni di attese senza risposte e di lotte senza risultati concreti. Che poi la risposta e la partecipazione siano state scarse, è da ascrivere anche alla latitanza dei sindacati confederali, ormai sempre più inclini alla ricerca di tavoli istituzionali ai quali aggrapparsi, e molto meno ad appellarsi alla forza dei lavoratori.
Che ce ne fosse bisogno, invece, lo ha dimostrato la notizia di poco successiva, con la quale JSW Steel ha comunicato, con una lettera ai firmatari pubblici dell’Accordo di programma, di aver rimandato di altri quattro mesi la presentazione della cosiddetta “fase 2 del piano industriale”, che si era impegnata a proporre entro 18 mesi dalla firma, risalente all’ormai lontano 24 luglio 2018. Per fare un veloce ripasso, l’accordo prevedeva investimenti per la messa in sicurezza degli impianti, lo sviluppo economico produttivo e la riconversione industriale degli impianti con sistemi a basso impatto ambientale. Con la fase 2 l’azienda si impegnava a presentare gli investimenti per la produzione di acciaio con forni elettrici, che avrebbero permesso di abbattere l’inquinamento che negli anni ha fatto di Piombino un territorio a rischio. Usando come appiglio la difficile situazione del mercato dell’acciaio, le commesse delle Ferrovie inferiori a quelle aggiudicate solitamente a Piombino, le situazioni più favorevoli di cui beneficerebbe la concorrenza di altri Paesi, Jindal ha invece comunicato al Ministero dello Sviluppo Economico di aver bisogno di altri quattro mesi, prima di risolversi a presentare il suo piano di investimenti. Il tutto pur avendo richiesto, in aggiunta – e ottenuto – un’ulteriore porzione di territorio per la realizzazione di un nuovo laminatoio, originariamente non previsto. Allo scopo di chiedere chiarimenti al Ministero, si sono mossi in contemporanea per l’occasione il Sindaco di destra Ferrari e il Presidente PD della Regione Toscana Rossi, fino ad oggi con risultati decisamente irrilevanti
Il Camping CIG ha messo in atto un nuovo tentativo di accendere i riflettori sulla situazione, alzando un gazebo di fronte al Rivellino e attuando per tre giorni uno sciopero della fame da parte di due suoi rappresentanti, seguiti a staffetta da altri compagni. È stato un tentativo in parte riuscito, perché giornali a tiratura nazionale e il Telegiornale Regionale se ne sono occupati, accorgendosi che esiste un problema Piombino. Di seguito si è svolta – il 30 gennaio - un’assemblea pubblica convocata dal Comune di Piombino per informare e discutere con la cittadinanza.
In realtà, per quanto sia vero che ogni situazione ha le sue specificità, affrontare ogni crisi come un problema aziendale, o al massimo un problema del territorio, ci ha dimostrato che non riesce a ottenere realmente risultati. Sarebbe veramente utile quello che è in questi anni di crisi infinita è veramente mancato: un movimento di rivendicazioni comuni e generali, in grado di tutelare i lavoratori in quanto tali, una difesa collettiva degli interessi comuni, con la richiesta di provvedimenti che garantiscano i lavoratori e li mettano al sicuro dalle crisi aziendali, a qualsiasi circostanza dovute. I lavoratori non devono rispondere per le crisi che non hanno provocato, per gli sbagli che non hanno commesso, per le inadempienze dei loro padroni. Certo, per garantire tutele simili, qualsiasi Governo deve essere costretto da lotte efficaci. È per questo che sarebbe utile concentrare le lotte in una direzione comune forte, anziché disperderle in mille rivoli inefficaci: un po’ l’esempio che ci stanno dando da qualche mese i lavoratori francesi. Non è impossibile: si può.

Corrispondenza Piombino


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