Internazionale
Alle vaghe promesse di investimenti e di piena occupazione a fine piano si contrappone una realtà ben diversa, fatta di esuberi, cassa integrazione, contratti di solidarietà, trasferimenti coatti, reparti confino.

Il “Piano Italia” di Fca post-Marchionne nel solco della continuità.

Nulla è mutato con il nuovo amministratore delegato di Fca Michael Manley. Il “piano Italia”, presentato a Torino il 29 novembre scorso ai sindacati, è di nuovo colmo di vuote promesse. Investimenti per oltre 5 miliardi tra il 2109 ed il 2022, nuovi modelli ibridi ed elettrici, piena occupazione al termine del piano. Siamo di fronte a mere dichiarazioni, a parole per di più generiche. Senza contare che il raggiungimento degli obiettivi è sottoposto alla solita “risposta del mercato” e ai vincoli sulle emissioni in atmosfera. Per quanto riguarda la piena occupazione, è dal 2010 che Fca, ad ogni presentazione del piano industriale, la promette senza mai raggiungerla. Perché dovrebbe riuscirvi questa volta? Dove sono le garanzie? Si fanno enunciazioni senza supportarle con dati produttivi e tempi certi. ForseFca intende raggiungere la piena occupazione nel 2022 espellendo la manodopera dichiarata in “esubero”? Domanda retorica, visti i tantissimi operai da anni coinvolti dalla cassa integrazione e dai contratti di solidarietà.E già si parla di buonuscite per chi rientra nei requisiti per andare in pensione con “quota 100”. Altro rebus: non è dato sapere quali saranno i livelli produttivi che Fca intende raggiungere. Una cosa è certa, per produrre un’auto a motore elettrico occorre il 20-25% in meno di manodopera rispetto a quelle a motore termico.
A Torino, il giorno della presentazione del piano ai sindacati, i segretari nazionali della Fim-Cisl Bentivogli e Uliano sono stati contestati da un gruppo di operai di Mirafiori, Melfi e Pomigliano. Contestati, non aggrediti, come questi burocrati firma tutto hanno voluto far credere nelle dichiarazioni rilasciate ai giornali. Secondo loro gli operai dovrebbero essere contenti di fronte agli annunci “strategici” di Fca. Questi Cobas, a detta di Uliano, «contestano sempre, anche quando ci sono informazioni positive e importanti come quelle emerse oggi… mentre General Motors annuncia negli Usa 14mila esuberi, qui in Italia registriamo un’accelerazione con tempi rapidi e certi, così come avevamo chiesto».Di quale accelerazione, di quali tempi rapidi e certi sta parlando costui? Forse di quella riguardante la cassa integrazione straordinaria che coinvolgerà gli operai di Mirafiori per tutto il 2019? Forse di quella relativa ad ulteriori dismissioni di interi comparti, come è avvenuto recentemente per la Magneti Marelli? La prossima cessione riguarderà la Comau? Altro che investimenti produttivi! Da anni Fca si muove indiscutibilmente nella direzione dello smantellamento della produzione di auto in Italia, per di più lucrandoci sopra.
Nel gennaio scorso, dopo solo un mese e mezzo, Fca ha già annunciato un possibile ridimensionamento del piano di fronte all’ecotassa imposta dal governo sui veicoli inquinanti, Nel frattempo, e in ciò Fca non ha esitazioni né ripensamenti, è stato deciso, per febbraio, il fermo produttivo per oltre 6500 lavoratori di Mirafiori, che pertanto finiranno in cassa integrazione.
Va da sé, l’unico piano industriale a cui gli operai devono credere ha come titolo il “Peggioramento delle Condizioni di Lavoro”. È un piano fatto di “esuberi”, cassa integrazione, contratti di solidarietà, reparti confino, trasferimenti coatti, intensificazione dei ritmi, aumento degli infortuni e delle malattie professionali. A tutto ciò non si può rispondere se non con la lotta degli operai uniti per un lavoro ripartito tra tutti a parità di orario e a salario pieno.

M.I.


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