Torino
DI SCUOLA E DI LAVORO NON SI PUÒ MORIRE
Al liceo Darwin di Rivoli la morte annunciata di un giovane studente. Come un anno fa le sette morti bianche della Thyssen.
Un anno fa, il 6 dicembre, la strage della Thyssen-Krupp faceva scoprire al mondo politico che nelle fabbriche il lavoro uccideva gli operai ad una media di 4 morti al giorno. Di colpo, con una buona dose di ipocrisia, politici e mass-media gridavano all'emergenza-sicurezza e versavano lacrime di coccodrillo. Oggi, gli stessi ipocriti scoprono che si muore non solo nelle fabbriche ma anche nelle scuole.
Doveva morire un ragazzo di 17 anni, schiacciato da un tubo caduto in seguito al crollo di un controsoffitto del liceo Darwin di Rivoli (TO), avvenuto il 21 novembre scorso, perché lor signori si svegliassero dall'indifferenza e, improvvisamente, esibissero una finta indignazione per la morte del giovane liceale e per il ferimento di altri venti suoi compagni di classe, di cui uno tanto grave da rischiare la paralisi agli arti inferiori.
Uno dei pochi a non indignarsi, nemmeno per finta, è stato il presidente del consiglio Berlusconi. Costui, all'indomani della tragedia, affermava cinicamente trattarsi di "una drammatica fatalità" visto che "poteva succedere anche in un'abitazione". Bastano queste poche parole per chiarire, se ce ne fosse ancora bisogno, quale sia la morale di un borghese qual è il capo del governo: chi vive di lavoro e di studio è destinato a crepare, una struttura pubblica ha la stessa importanza di una casa privata. Ne abbiamo avuto una prova il 31 ottobre del 2002 quando una scuola di S. Giuliano di Puglia crollò in seguito al terremoto. Morirono 27 bambini e una maestra, mentre 35 alunni rimasero feriti. Crollò la scuola mentre le case rimasero in piedi! Anche questa una fatalità? Sì, se con questo termine si vuole dire che il profitto è nell'ordine naturale delle cose e, pertanto, va salvaguardato anche a costo di sacrificare vite umane, pure le più giovani. Non mancarono anche allora disgustose esibizioni di cordoglio e di indignazione. Sei anni dopo nulla è cambiato. Oggi come allora si va a scuola rischiando di morire.
Per quanto riguarda la scuola di Rivoli, non possiamo che condividere quanto affermato dal giornalista Alberto Gaino in un suo articolo su "La Stampa" del 25 novembre: "L'unica fatalità di questa storia assurda sta solo in questo: che il crollo del controsoffitto ci sia stato in quell'aula e non in altre". In uno dei sopralluoghi dei vigili del fuoco, infatti, sono stati trovati altri tubi di ghisa come quello che ha ucciso il liceale, abbandonati nei controsoffitti di altre aule. Vecchi tubi sostituiti perché obsoleti, ma non smaltiti verosimilmente per ragioni di risparmio.
Come i padroni risparmiano sulla sicurezza nei posti di lavoro, così i governi tagliano i fondi all'istruzione pubblica. Tutti i governi, di qualsiasi colore, non esitano, in occasione di ogni finanziaria, a calare la scure sui servizi sociali colpendo previdenza, assistenza sanitaria, scuola e università pur di drenare risorse dalle tasche della collettività per versarle in quelle dei padroni.
Il governo Berlusconi ha fatto la sua parte con la manovra economica targata Tremonti sottraendo un miliardo di euro ai fondi dell'università e tagliando 87.000 posti di lavoro in tre anni nella scuola. Come se non bastasse, la legge Gelmini sul maestro unico ha praticamente dimezzato le risorse per la sicurezza antisismica negli edifici scolastici. Tant'è che, se il governo Prodi aveva destinato 295 milioni di euro, pari al 10% degli investimenti globali in infrastrutture (una miseria in rapporto alle necessità), la legge Gelmini li riduce al 5%.
Se il governo attuale è colpevole, quelli che l'hanno preceduto, compreso il governo Prodi, non sono di certo innocenti. Basti citare alcuni dati dell'ultimo rapporto di Legambiente sullo stato di salute degli edifici scolastici italiani.
Le scuole piemontesi sono tra le più insicure del paese. Il 47,7% degli istituti è stato costruito prima del 1974, anno in cui fu varata la legge 62 che prescriveva particolari misure per le costruzioni in zone sismiche (in Italia tre su quattro si trovano in zone ad alto rischio di terremoto). Sempre in Piemonte, una scuola su quattro risale addirittura a prima del 1940 e il 41% dei plessi scolastici sono situati all'interno di edifici storici, dove le norme di sicurezza sono più carenti. Il liceo Darwin di Rivoli ha sede proprio in uno di questi edifici. Uno stabile nato come sede di un seminario ad inizio novecento, poi ristrutturato negli anni settanta per adibirlo a struttura scolastica con la costruzione di una nuova ala. Il crollo si è verificato nella parte più vecchia dell'istituto.
Ma il problema riguarda tutto il territorio italiano. Oltre 10.000 scuole sono prive di certificati attestanti le norme più basilari come quello di agibilità statica. Ciò in quanto il 52,8% di esse è stato costruito prima del 1974, anno in cui, come si è detto, fu varata la legge 62. Solo il 47,11% delle scuole ha beneficiato di qualche intervento di manutenzione straordinaria negli ultimi cinque anni e il 23,6% necessita di interventi urgenti. Poco più del 50% degli istituti scolastici possiede il certificato di agibilità statica, il 71,14% quello igienico-sanitario e solo il 52,19% quello di prevenzione incendi.
La legge 626 sulla sicurezza dei luoghi di lavoro prevedeva che, entro il 2005, tutte le aule scolastiche avrebbero dovuto ospitare al massimo 25 studenti più l'insegnante. Il precedente governo Berlusconi concesse una deroga che nessun governo successivo ha voluto interrompere.
L'anagrafe degli edifici scolastici avviata nel 1996 non è mai stata conclusa. In compenso si conoscono le cifre di studenti e lavoratori che ogni anno si infortunano a scuola a causa della mancanza di sicurezza: l'anno scorso, 90.478 studenti e 12.912 tra Ata e insegnanti sono rimasti feriti in infortuni avvenuti nelle aule scolastiche.
Domenica 27 novembre, il giorno dopo la tragedia di Rivoli, nella sede delle facoltà umanistiche dell'Università di Torino, genitori, studenti medi e universitari hanno dato vita ad un presidio per manifestare solidarietà alle vittime del crollo e ai loro familiari. In corteo si sono poi diretti verso il cinema Massimo dove si stava svolgendo il Torino Film Festival. I manifestanti venivano bloccati nell'atrio del cinema dagli organizzatori, che li invitavano ad uscire "per motivi di sicurezza". Non potevano esserci parole più stonate in quel momento. Tant'è che gli studenti, al grido di "vergogna, vergogna", entravano nella sala interrompendo la proiezione e chiedendo una manifestazione di solidarietà agli spettatori che, alzatisi in piedi, rispondevano applaudendo. Subito dopo, si formava un nuovo corteo che attraversava le vie del centro di Torino scandendo slogan come "Di scuola e di lavoro non si può morire" o "Da Rivoli alla Thyssen per non dimenticare".
Da mesi il mondo dell'istruzione si mobilita contro i tagli alla scuola e all'università. Oggi, il movimento studentesco dell'Onda, dopo la tragedia di Rivoli, chiede al governo di "reinvestire almeno un miliardo di euro sottratti alla scuola nella finanziaria di luglio per un piano straordinario di messa in sicurezza e di rinnovamento degli edifici scolastici".
I problemi di bilancio, se ci sono, il governo li risolva tassando i profitti. "La vostra crisi noi non la paghiamo": è la valida consegna dell'Onda che deve essere fatta propria anche dal mondo del lavoro. Subito! Il giovane studente del liceo di Rivoli ha pagato con la vita. Più nessun lavoratore, nessuno studente deve continuare a pagare la crisi.
Il 6 dicembre, anniversario della strage della Thyssen, una manifestazione di lavoratori e di studenti percorrerà le strade di Torino per ricordare i morti sul lavoro e nelle scuole. Un appuntamento che non deve ridursi a mera commemorazione, ma essere un primo momento in cui il mondo del lavoro e quello della scuola lottino insieme. La riuscita della manifestazione diventa ancora più importante perché avviene sei giorni prima dello sciopero generale del 12 dicembre. Un'occasione da non perdere per dare impulso ad una lotta d'insieme contro i tentativi di far pagare i costi della crisi a chi lavora e studia rischiando ogni giorno la vita.