Russia – Omicidi politici, aggressioni di militanti… Costumi di un potere sull’orlo della crisi
Il 17 novembre si è aperto, a Mosca, il processo a coloro che sono accusati di essere implicati nell’assassinio, di due anni fa, di Anna Politkovskaia, una giornalista che non aveva accesso alla stampa di diffusione di massa, ma le cui inchieste sulla guerra di Cecenia e sulle turpitudini del regime avevano, in qualche modo, condannato a morte.
Col pretesto che uno degli accusati ha lavorato per i servizi segreti, e non come scagnozzo, ma col grado di luogotenente-colonnello (un caso quasi banale per un crimine, in Russia), sarà un tribunale militare a giudicare e, senza dubbio, a insabbiare l’affare. Per una volta che non è stato insabbiata in alto da coloro che hanno ispirato questo crimine o da coloro che li coprono. Infatti ci sono quattro accusati, ma gli investigatori hanno già annunciato di non aver identificato né l’esecutore, né il mandatario dell’omicidio: sanno bene quel che rischiano se spingono le loro investigazioni troppo in là.
D’altra parte, lo stesso giorno in cui si è aperta questa parodia di processo, la stampa francese ha riportato indubbi metodi di intimidazione che avvengono in Russia nei confronti di coloro che hanno il torto di non filare dritto abbastanza agli occhi delle autorità. Ne è stata occasione la terza aggressione subita in due settimane da una Francese, Carine Clément, che lavora in Russia da anni come sociologa dei movimenti sociali.
I metodi delle polizie private (e non)
Botte, insulti, e per finire una siringa piantata nel corpo con l’iniezione di un liquido non identificato… Bisogna credere che aver partecipato all’organizzazione, il 24 ottobre, di una giornata nazionale di protesta per la difesa dei diritti sociali e animare l’Istituto dell’azione collettiva, che promuove i movimenti sindacali, la difesa degli affittuari…, non procuri amici nei corridoi del potere. O, il che non cambia di molto, negli uffici pubblici o privati che difendono, con mezzi da gangster, gli interessi dei dirigenti di impresa, dei promotori loschi, dei membri dei poteri pubblici per i quali la popolazione non dovrebbe avere che un solo diritto: quello di sopportare le loro atrocità in silenzio.
Il fatto che Carine Clément sia stata aggredita in pieno giorno e in pubblico spiega bene come tali uomini sappiano di non rischiare niente dalla polizia (spesso una delle branche alle quali essi appartengono) e che si sentono sicuri nella loro totale impunità.
In questo caso è ancora più evidente, in quanto la loro vittima avrebbe potuto credersi relativamente protetta grazie al suo status di collaboratrice dell’Accademia di scienze di Russia, di cittadina francese e di moglie di un deputato russo che, seppure uno dei fondatori del movimento sindacale detto indipendente, si è in seguito riavvicinato all’orbita pro-Putin
Una repressione quasi sistematica nelle imprese…
Ma per un caso di cui, fortunatamente, la stampa occidentale parla un po’, ce ne sono decine di cui non si parla. Sembrano far parte della routine le atrocità della polizia, delle guardie delle imprese spesso reclutate tra la malavita, dei delinquentelli incaricati di pestare gli affittuari recalcitranti ecc…Tra i casi recenti più drammatici, c’è stato, a metà ottobre, a Togliatti (Russia centrale), quello di sindacalisti del gigante automobilistico russo AvtoVaz, selvaggemente aggrediti dopo essere stati licenziati per fatti di sciopero (anche un giornalista che li accompagnava è stato ferito).
Questi ultimi anni, con la comparsa di un movimento sindacale non direttamente assoggettato al Cremlino, le direzioni delle imprese sentendosi prese di mira hanno fatto sempre più ricorso a tali metodi per piegare le teste dure.
… sull’orlo degli scioperi e della crisi
E’ probabile che con lo sviluppo della crisi, le autorità e i datori di lavoro vogliano intensificare tutto ciò che potrebbe intimidire la popolazione, e i lavoratori in particolare. Tanto più che il numero degli scioperi sembra non diminuire. Ai quattro angoli del paese scoppiano scioperi per ottenere aumenti di salario o, più spesso, poiché questa piaga è tornata in auge con la crisi, per il pagamento dei mesi arretrati di salario. Ci sono anche movimenti e manifestazioni contro le misure di sciopero, o contro i licenziamenti di massa, nell’industria cartiera, la metallurgia, l’automobile e, soprattutto, in tutto ciò che ha a che fare con l’edilizia e le costruzioni. In effetti, nelle grandi città, sono chiusi ormai molti cantieri, a causa dei mutui, e anche nei bei quartieri dove abitano i "nuovi Russi", si vedono moltiplicarsi i cartelli "in vendita".
Le autorità sanno che la crisi va a toccare sempre più le classi popolari. E, sicuramente, cercano ancor più di prima di intimidire preventivamente tutti coloro che non vogliono lasciar fare. Ma nessuno può dire se questo sarà sufficiente dato che, cosa che rilevano da settimane i sondaggi, il malcontento della popolazione cresce, provocato dall’equivalente di miliardi di euro accordati dal potere ai grandi gruppi petroliferi e ad altri. In ogni caso, quando i salari stagnano e i licenziamenti si moltiplicano, questo malcontento potrebbe anche assumere una forma offensiva.
P. L.
Lutte Ouvrière n°2103 del 21 novembre 2008