GRECIA: SCIOPERO GENERALE
La rabbia dei giovani e quella dei lavoratori
Ad Atene la sera di sabato 6 dicembre, uno studente quindicenne Aléxandros Grigorópoulos, è stato ucciso da un poliziotto. Lo studente insieme ad altri giovani si trovava nel quartiere centrale di Exárchia, quando hanno avuto un diverbio con alcuni poliziotti che viaggiavano su di un auto. Probabilmente durante l’accesa discussione sono volate alcune bottiglie d’acqua. Quando l’alterco sembrava risolto, due poliziotti sono scesi dalla macchina e si sono diretti nuovamente verso il gruppo di giovani, a questo punto, un poliziotto avrebbe fatto fuoco lasciando il ragazzo morente sul selciato.
Secondo testimoni oculari, verso il poliziotto non ci sarebbe stata nessuna minaccia reale da giustificare l’uso delle armi: il ragazzo sarebbe stato assassinato a freddo. Successivamente, i primi dati della perizia parlavano di un proiettile che era stato deformato dall’impatto con un corpo duro, difficile stabilire se una stessa vertebra del ragazzo o un oggetto che è stato colpito precedentemente. Si è aperta in questo modo una battaglia legale incentrata sulla possibilità che il proiettile abbia raggiunto il ragazzo dopo essere stato deviato. Di tutta questa faccenda una cosa è certa: negli ultimi vent’anni diciassette persone sono rimaste uccise per l’uso "eccessivo" di armi della polizia e nessun poliziotto ha fatto più di qualche settimana di galera.
La notizia dell’assassinio ha fatto in un battibaleno il giro della Grecia e già in tarda serata in moltissimi giovani manifestavano per strada la loro indignazione. Il giorno successivo, domenica 7, il SY.RIZ.A (una coalizione di sinistra che ha raccolto il 5% alle ultime elezioni ed è presente in parlamento) ed altre organizzazioni si sono ritrovate davanti al Museo Archeologico Nazionale per protestare. La partecipazione è stata massiccia dimostrando come ampi strati della popolazione, colpiti anche emotivamente dal barbaro episodio, erano disposti ad esprimere la loro rabbia. Dopo alcuni minuti che il corteo era partito gruppi di giovani, definiti dai mass media appartenenti al movimento "antipotere", staccandosi dal corteo hanno iniziato a bruciare automobili, a infrangere vetrine, a bruciare auto e botteghe, a distruggere banche, a saccheggiare negozi evidentemente convinti che queste azioni fossero il modo migliore per combattere il "potere". Incalzato da questi episodi il corteo non ha retto e preso fra l’azione dei gruppi "antipotere" e la controreazione, non certo pacifica della polizia, si è dissolto in breve tempo. Da quel momento fino a sera il centro di Atene è rimasto campo di battaglia fra questi gruppi e la polizia. Scontri ed azioni di violenza gratuite si stanno succedendo da parecchi giorni, nonostante i tentativi della polizia di riprendere il controllo della situazione. Al sesto giorno di incidenti la televisione greca annunciava che le forze dell’ordine avevano già tirato 5 tonnellate di proiettili lacrimogeni e avevano chiesto una fornitura urgente ad Israele perché le scorte stavano per finire.
Nel momento in cui scriviamo sono passati sette giorni dal grave episodio, cortei e manifestazioni si ripetano quotidianamente, da lunedì 7 maestri e professori hanno proclamato tre giorni di sciopero e sono scesi in piazza con i loro ragazzi. Il giorno 10 si è svolto uno sciopero generale già programmato da tempo, la partecipazione è stata massiccia, alle manifestazioni ha partecipato una grande quantità di persone, anche se è più difficile valutare quanti lavoratori si siano realmente astenuti dal lavoro (la direzione del sindacato confederale, GSEE, ha dichiarato che lo sciopero "ha paralizzato la Grecia"). Ad Atene, il successo della manifestazione ha dimostrato che la volontà di lottare è prevalsa sulla paura di trovarsi nelle strade di una città che è da giorni un campo di battaglia fra polizia ed assaltatori di negozi.
Chiaramente ai temi su cui era stato indetto lo sciopero, carovita, disoccupazione, peggioramento delle condizioni di lavoro e di sfruttamento, si è aggiunta l’indignazione per l’assassinio del ragazzo.
La situazione economica in Grecia si è ulteriormente aggravata con gli sviluppi della crisi finanziaria. Il governo, coinvolto sempre in nuovi scandali, perde ogni giorno di più credibilità, non sa far altro che da una parte invitare la popolazione a tirare la cinghia, dall’altra regalare, attraverso un piano di salvataggio, miliardi alle banche che dopo anni di ricche speculazioni sono ora in difficoltà.
Una risposta collettiva, organizzata, di massa dei lavoratori è l’unica strada possibile, per ricacciare indietro i piani del governo e del padronato, per non infilarsi nel pantano di disperazione, impotenza, rabbia in cui la crisi capitalista vuole relegare vecchie e giovani generazioni.
M. F.