CHIUSURE, CASSA INTEGRAZIONE E LICENZIAMENTI NELL’INDUSTRIA TORINESE

PRIME PROVE DI COME I PADRONI FRONTEGGIANO LA CRISI

Tra il 1° novembre e l’11 gennaio Mirafiori lavorerà al completo solo per tre settimane. I 4500 lavoratori delle Carrozzerie sono stati in cassa 3 settimane a novembre (dal 24 al 30 si è fermata anche la linea dell’Alfa Mi.TO, fino ad allora esclusa dalla cig). Poi, di nuovo in cassa dal 1° al 7 dicembre e, infine, un ponte lungo dal 22 dicembre all’11 gennaio con il sacrificio di ferie e permessi. La raffica di cig interesserà anche gli stabilimenti di Termine Imprese, Melfi, Pomigliano e Cassino, fermi tra metà dicembre e l’11 gennaio.

Sono i primi effetti di una crisi che i padroni, dopo averla provocata, si accingono a far pagare ai lavoratori e con largo anticipo, visto che le ricadute della crisi finanziaria sull’attività produttiva dovrebbero verificarsi in pieno soltanto nella prossima primavera. Lo stiamo vedendo nel torinese, dove i padroni stanno chiudendo aziende in ottima salute come la Michelin di Torino Stura (600 lavoratori) o il Centro Ricerche della Motorola (400 lavoratori di cui 140 interinali già licenziati mentre gli altri non potranno fruire della cig perché la multinazionale non ha mai versato i contributi). Altre fabbriche verranno drasticamente ridimensionate come la Dayco di Chivasso, dove solo la lotta dei 470 lavoratori dell’azienda ne ha temporaneamente impedito la chiusura (pare che si farà uso di cig e di altri ammortizzatori sociali), come la Pininfarina, che ha annunciato 700 esuberi su 1750 lavoratori. Per non parlare delle carrozzerie Bertone, azienda commissariata i cui 1200 lavoratori sono in cig da tre anni e ancora non sanno se salveranno il posto di lavoro.

I lavoratori precari sono le prime vittime di una crisi che non riguarda solo i metalmeccanici ma tutti i settori dell’industria e dei servizi. Già 2700 interinali sono stati lasciati a casa da giugno ad oggi.

Di fronte a questa drammatica situazione, il governo non trova di meglio che accorrere in soccorso degli speculazione finanziaria e del padronato con illimitati aiuti di stato per ricapitalizzare le banche in difficoltà e con un pacchetto di 80 miliardi di euro per evitare che i profitti delle imprese siano intaccati dalla crisi. Il governo, così sensibile ai piagnistei di banchieri e padroni, si mostra cieco e sordo per quanto riguarda la perdita di salario e di posti di lavoro. Quando il governo pensa ai lavoratori è solo per colpirli con i tagli ai servizi sociali. La recente manovra economica del trio Tremonti-Brunetta-Gelmini ha calato la sua mannaia su enti locali, sanità, scuola, università. Ed è solo l’inizio.

E’ ora che tutto il mondo del lavoro scenda in lotta per far pagare la crisi ai veri responsabili. Lo sciopero del 17 ottobre scorso, indetto dai sindacati di base, e le mobilitazioni di lavoratori e studenti della scuola e dell’università susseguitesi negli ultimi due mesi hanno indicato la direzione da seguire. Lo sciopero generale del 12 dicembre prossimo sarà una prima importante occasione per dare continuità alle lotte già fatte e per raggiungere la necessaria saldatura tra i lavoratori dei servizi pubblici e quelli delle fabbriche, tra il mondo del lavoro e quello dello studio. E’ confortante aver visto in queste settimane gli studenti recarsi più volte davanti alla Fiat Mirafiori per parlare con gli operai della loro protesta, così come i delegati degli operai partecipare alle assemblee e alle manifestazioni del mondo dell’istruzione. E’ iniziata dunque una positiva prova di dialogo che parte dalle consapevolezza che solo lottando insieme si può aver ragione di un attacco che colpisce le condizioni di lavoro e di studio al solo scopo di salvaguardare i profitti, gli unici che, secondo padroni e governo, non devono patire gli effetti della crisi.

Corrispondenza da Torino