Lo sciopero generale del 21 ottobre in Grecia

Dopo la lotta per la difesa dei diritti pensionistici che si e protratta, con esito negativo, tutto l’inverno scorso, i lavoratori greci su invito della GSEE (il sindacato confederale) e della ADEDY (il sindacato del pubblico impiego) hanno dato vita, il 21 ottobre scorso, ad uno sciopero generale.

Da come era il clima, dopo l’esito deludente della difesa dei diritti pensionistici, c’era d’aspettarsi una partecipazione al quanto scarsa dei lavoratori alle manifestazioni, invece, sebbene non siano stati toccati i picchi dell’inverno precedente, la partecipazione è stata abbastanza dignitosa, nonostante la sfiducia e il disorientamento profuso a piene mani da una direzione sindacale inetta e supina alle logiche economiche del governo e del padronato.

Il sindacato ha proclamato lo sciopero generale contro il carovita e le nuove tasse (in Grecia l’inflazione si fa sentire più che in Italia), lanciando la parola d’ordine "Non sopporteremo più politiche antioperaie", come sempre un roboante slogan per nascondere un’inconsistente politica sindacale che ha condotto ormai da anni e anni ad una serie di sconfitte mano a mano sempre più catastrofiche.

Migliaia di lavoratori, dopo un comizio tenutosi davanti alla sede centrale del sindacato, hanno sfilato per le vie di Atene, si sono visti i portuali, i ferrovieri, i bancari, i lavoratori delle poste, quelli dell’Οlimpic Airways (la compagnia sta facendo la fine che ha fatto la nostra Alitalia), i lavoratori precari della Biblioteca Nazionale, e tanti altri lavoratori di numerose aziende ed enti, oltre a molti giovani e a folte delegazioni studentesche.

I lavoratori scandivano slogan per la difesa del salario, eroso ogni giorno di più dall’inflazione, per la difesa delle condizioni di lavoro, contro la disoccupazione che è sempre più minacciosa, e che il "miracolo economico" greco (da più di dieci anni il PIL cresce del 3,5% annuo e gli "esperti" annunciano trionfalmente un imminente sorpasso dell’Italia in PIL procapite) non ha saputo arginare.

Non sono mancati gli slogan contro il governo, coinvolto in un ultimo ennesimo scandalo. Il governo conservatore seguendo la traccia già data dai precedenti governi "socialisti" ha ceduto ai monasteri del Monte Athos, una repubblica monastica indipendente che si trova nella penisola Calcidica, terreni dello stato ad un decimo del loro già ridicolo valore catastale.

Oltre che ad Atene vi sono stati comizi e manifestazioni in tutte le principali città della Grecia. Ancora una volta è stato dimostrato che esistono delle potenzialità di lotta. Ancora una volta si è visto che significativi settori di lavoratori dei comparti più concentrati, nonostante le recenti sconfitte e delusioni, sono disponibili a mobilitarsi. Ciò che invece continua a mancare è una direzione politica che spinga i lavoratori più avanzati ad una riflessione sulla situazione economica e politica ed il ruolo che deve essere assunto dai lavoratori di avanguardia sulle difficili condizioni che il movimento operaio greco sta vivendo ormai da anni.

M.F.