Lavoratori della scuola e del pubblico impiego in lotta

Una battaglia sentita e partecipata

Da Torino sono partiti quattro pullman per raggiungere il corteo di Roma. Lo sciopero indetto dai Cobas e dalle Rappresentanze di Base è andato bene. Nelle scuole si sono avute punte di adesione del 70%, il che significa che hanno scioperato anche lavoratori non aderenti alle sigle del sindacalismo di base. All’Università di Torino qualcuno scioperava per la prima volta. Un clima molto favorevole alla protesta si poteva avvertire nei giorni appena precedenti. Frequenti capannelli e piccole "assemblee" improvvisate accoglievano gli organizzatori dello sciopero.

A Roma abbiamo avuto la sensazione netta che quello era, se non il più grande, almeno uno dei più grandi cortei promossi dai sindacati di base. Decine di migliaia hanno sfilato, prevalentemente insegnanti e lavoratori del pubblico impiego, le categorie che, attraverso gli attacchi del governo e le campagne di stampa, sono in questo momento nell’occhio del ciclone. Una composizione che, a dispetto dell’appello degli organizzatori allo sciopero generale, rivela inconfondibilmente i punti di forza e quelli di debolezza di un sindacalismo che non è riuscito a mettere radici nel mondo dell’industria privata.

In ogni caso, lo sciopero nazionale del 17 ottobre ha dato una prima grande occasione ai lavoratori che non vogliono chinare la testa di fronte ai decreti Gelmini, che attaccano tanto il diritto allo studio quanto il posto di lavoro di migliaia di precari, oltre a permettere una risposta di tutti i lavoratori del pubblico impiego. Molti striscioni portavano per le vie della Capitale, sorretti spesso da genitori di alunni delle elementari, oltre che da insegnanti e personale ausiliario, le parole d’ordine della difesa della scuola pubblica.

Il clima di combattività non si è spento con la manifestazione di Roma. Lo sciopero nazionale dei lavoratori della scuola del 30 ottobre, indetto da Cgil, Cisl , Uil e Snals ha visto ancora una grande partecipazione. A Torino decine di migliaia di manifestanti, questa volta prevalentemente studenti, ma con l’importante presenza dei ricercatori precari del politecnico e dell’Università, che contestavano i tagli ai posti di lavoro nel settore della ricerca, la fine delle stabilizzazioni e la trasformazione degli atenei in fondazioni private.

È un movimento non solo studentesco e nemmeno limitato al mondo della scuola. Qui a Torino lo abbiamo visto bene. Quando un delegato della Fiom è venuto all’assemblea che si teneva a Palazzo Nuovo, chiedendo agli studenti di andare alla Fiat a parlare con gli operai, la sua proposta è stata accolta con entusiasmo. È stato organizzato un volantinaggio alla porta 32 di Mirafiori, al momento del cambio turno. Dopo tanti, troppi anni, gli operai ritrovavano gli studenti davanti alla fabbrica.

Questi due mondi, che per lunghi anni sembravano tanto diversi e lontani, tornano a parlarsi di nuovo.

Corrispondenza da Torino.